Reds n. 8 - 2019

Decreto sicurezza bis: vietato manifestare di Riccardo Chiari

Il cosiddetto “decreto sicurezza bis” ha passato l’esame di Montecitorio, dopo che il governo Conte-Di Maio-Salvini aveva chiesto la fiducia, e tutto lascia pensare che anche al Senato il copione sarà lo stesso: il decreto legge numero 53 su “disposizioni urgenti in materia di ordine e sicurezza pubblica” deve essere infatti convertito in legge ordinaria entro il 13 agosto prossimo, pena la sua decadenza.

Anche se la discussione pubblica si è generalmente orientata sui primi cinque articoli del provvedimento, cioè quelli che riguardano il soccorso in mare (“Disposizioni urgenti in materia di contrasto all’immigrazione illegale”), i tredici articoli restanti non sono assolutamente da trascurare. Non per caso, il titolare del Viminale ha cercato di minimizzare. Ma sia la puntualizzazione di Matteo Salvini - “Non riguardano la protesta pacifica dello studente o dell’operaio” - che la stessa denominazione della seconda parte del decreto (“Disposizioni urgenti in materia di contrasto alla violenza in occasione delle manifestazioni sportive”) sono fuorvianti, perché il decreto sicurezza bis riforma il codice penale nella gestione dell’ordine pubblico durante le manifestazioni.

Già il decreto sicurezza dello scorso anno reintroduceva il reato di blocco stradale nei confronti di chiunque blocchi, ostruisca o ingombri la circolazione. Una norma giustificata dal governo per fronteggiare gli episodi che compromettono la sicurezza dei trasporti e la libera circolazione. Ma che per molti giuristi è stata invece finalizzata a punire con l’arresto chi si riunisce in strada per manifestare, o “picchetta” fuori le fabbriche, le scuole o le istituzioni.

Ora il nuovo decreto prevede una circostanza aggravante per diversi reati, in particolare con l’aggravante generale aggiunta all’articolo 339 del codice penale che si riferisce ai reati di violenza e minaccia o di resistenza a pubblico ufficiale: in sostanza, c’è un aumento della pena solo per il fatto che il reato viene commesso durante una manifestazione pubblica.

Fra i più preoccupati gli operatori del settore, leggi gli avvocati penalisti, che denunciano appunto come il governo ponga in discussione il diritto dei cittadini di protestare, prevedendo che la stessa circostanza di una manifestazione pubblica diventi automaticamente aggravante di un reato. Sul periodico “Diritto penale contemporaneo” si tirano le somme: “Proprio mentre le indicazioni provenienti dalla giurisprudenza sovranazionale cercano di orientare gli Stati verso una maggiore mitezza nel calibrare le risposte sanzionatorie alle manifestazioni di dissenso, persino quando si tratti di iniziative non formalmente autorizzate, il legislatore italiano imbocca la strada di senso contrario, imprimendo un giro di vite dal retrogusto autoritario che non riesce a svincolarsi dalla vetusta idea della somministrazione di più pena carceraria come soluzione dei conflitti sociali”.

Salvini, sono solo soldi - di Frida Nacinovich

Con un realismo un po’ cinico si può rileggere la vita di madame Bovary, e capire che non si uccise per amore ma per soldi. Soldi, soldi, maledetti soldi. Matteo Salvini ne sa qualcosa, visto che la sua Lega è in aperto imbarazzo di fronte al caso di Armando Siri. Uno importante, l’ideatore della flat tax, che il capitano leghista aveva voluto con sé al governo, affidandogli il ruolo, delicatissimo, di sottosegretario alle infrastrutture. Ora invece Siri è un ex, e deve difendersi dalle accuse di corruzione per una bruttissima storia di mazzette (30mila euro), ricevute per cercare di far passare un emendamento nella legge sugli incentivi all’energia eolica.

Soldi, soldi, sono solo soldi. Anche quelli del ‘russo’ Savoini, un altro uomo di fiducia del vicepremier, inviato periodicamente a Mosca per trattare forniture di energia, con il sospetto di finanziamenti illeciti al partito ex padano, nelle pieghe della stipula dei contratti. Più delle baruffe chiozzotte con il collega vicepremier, il pentastellato Luigi Di Maio, o la telenovela della (incostituzionale) autonomia richiesta da Veneto e Lombardia - e anche dall’Emilia Romagna guidata dal Pd.... - sono storiacce come queste che pesano sull’ascesa della Lega nel gradimento dei cittadini elettori. L’uomo con la felpa di Casapound al derby Milan-Inter, finito per lui molto male, mostrò di non gradire molto, nel febbraio scorso, la vittoria dell’italianissimo Mahmood al festival di Sanremo. Non era colpa delle lontane origini egiziane del bravo trapper milanese, ma dell’argomento trattato nel suo fortunatissimo singolo, che ha sfondato anche in Europa. Soldi, soldi, volevi solo soldi.

Anche l’attuale inquilino di palazzo Chigi, il sempre impeccabile professore di diritto privato Giuseppe Conte, si è accorto che il polo leghista che sorregge il suo governo ha qualche problema, serio, da risolvere.

Ai paladini padani mancava solo l’anticiclone africano...

La "rivoluzione" nel settore auto - di Federico Antonelli

La FILCAMS-CGIL al centro del futuro del settore

Il mondo dell’automobile è investito da una rivoluzione tecnologica e commerciale dalle conseguenze non prevedibili. L’alimentazione a benzina (o diesel) lascerà il posto, in maniera graduale ma inesorabile, a nuove forme di alimentazione di cui l’elettricità appare, al momento, quella su cui più si concentrano investimenti e ricerca.

Questo inevitabile cambiamento riguarderà non soltanto l’alimentazione del motore, ma anche la configurazione elettronica del mezzo, sempre più connesso ed interattivo, e comporterà una profonda evoluzione dei modelli di consumo e di proprietà dell’auto.

Si affacciano nuovi meccanismi commerciali che modificano la modalità di gestione non più fondata sul possesso/ proprietà ma sull’utilizzo dell’automobile. 

Il car sharing nei grandi centri urbani e il noleggio a lungo termine, anche per il consumo privato e familiare, sono due delle nuove formule di consumo del prodotto automobile. 

In conseguenza di questo cambiamento, tutta la filiera dell’automotive, dalla produzione all’utenza, si dovrà adattare, con la conseguenza che sarà necessario implementare i servizi utili al cliente finale.

Già oggi questi servizi contribuiscono in modo determinante alla creazione della ricchezza e dei margini di guadagno per tutto il settore; gli utili del settore infatti vengono prodotti dal mix di servizi connessi all’automobile. Se non ci fosse la vendita di finanziamenti e assistenza, per fare un esempio, le concessionarie e filiali di vendita non sarebbero in grado di sopravvivere.

Durante gli anni della crisi della vendita delle auto, negli anni 2012/2016, con il mercato ridotto di quasi il 50%, questa evoluzione ha permesso di evitare il tracollo di tutta la rete commerciale portando a una selezione degli operatori più virtuosi e moderni, che oggi sono così in grado di continuare nella propria attività. In alcuni casi, anzi, creando le premesse per una loro crescita. Tra i fenomeni da osservare oggi c’è infatti la concentrazione di grandi gruppi commerciali e l’ingresso di alcune aziende straniere fino a pochi anni fa completamente assenti sul mercato nazionale.

Da un punto di vista occupazionale, tale rivoluzione sta generando una progressiva crescita degli addetti nel settore automotive che sono impiegati in maniera diretta nella rete dei servizi.

Si stima che vi siano circa 800mila addetti del settore che applicano il contratto del commercio, con una incidenza del 58% sugli occupati complessivi nel settore della mobilità. 

Un dato impressionante e centrale se si vuole ragionare in maniera attuale e aggiornata di lavoro e mobilità.
Questo cambiamento epocale impone una sfida nuova per la nostra categoria e per tutto il mondo sindacale: provare a connettere il mondo della produzione e dei servizi, sapendo che il rapporto tra i due ambienti è profondamente mutato. 

Quanto la vendita di prodotti finanziari è determinante oggi in questo settore? Finanziamenti, credito al consumo e assicurazioni le fonti di attività e margini primari. In questo settore si impongono sempre più professionalità che integrano conoscenza del prodotto automobile e conoscenza dei prodotti assicurativi e finanziari.

Quanto l’assistenza post vendita è indispensabile al sostegno della rete commerciale nella realizzazione di profitti minimi? La forza sindacale nel settore del commercio delle auto fino ad oggi si è concentrata nelle officine; in questi anni queste officine hanno assunto dimensioni sempre maggiori e offerto una gamma di prodotti di assistenza sempre più concorrenziali.

Quanto l’innovazione tecnologica modificherà le abitudini di acquisto degli utenti e quali e quanti prodotti informatici saranno sempre più connessi con la nostra prossima auto? Già oggi l’evoluzione tecnologica ha cambiato le competenze necessarie al mercato, nei prossimi anni queste competenze dovranno essere ancor più implementate; la sfida della formazione sarà in questa ottica determinante.

Queste le domande alle quali rispondere, studiandone l’evoluzione e rapportandola alle possibili conseguenze nel mondo del lavoro. Nuove figure professionali, cambiamento delle politiche retributive, una struttura diversa della rete di vendita forse gli aspetti più semplici da citare; ma i cambiamenti potrebbero avere altre conseguenze a partire dal numero degli addetti necessari e la distribuzione sul territorio della rete commerciale.

Per la FILCAMS-CGIL questa rivoluzione è una grande opportunità di studio e iniziativa. Il nostro punto di osservazione, infatti, conferma questa nuova visione di uno dei settori primari dell’economia italiana e mondiale, e su questo i delegati e lavoratori da noi rappresentati potranno raccontare molte informazioni utili. Raccordando questa nostra esperienza in una visione confederale dei temi della mobilità si potrà così integrare la cultura sindacale del settore: se ci si rapporta con un mondo in evoluzione, come quello dell’automotive, non si può prescindere da una visione diversa e aggiornata e questa nostra sfida dovrà offrire il giusto contributo a un dibattito fino ad oggi confinato nel solo mondo della produzione.

Salute e sicurezza. Attenzione: allarme revisionismo! - di Massimo Cuomo

Le responsabilità del datore di lavoro per il riconoscimento delle malattie professionali

In questo periodo ci troviamo di fronte all’ennesimo cambiamento nella strategia politica da parte di grandi gruppi e multinazionali dei vari settori come la GDO, il terziario e i multiservizi nell’ambito della salute e sicurezza. Ormai da diversi mesi questi gruppi finanziano progetti di ricerca, attraverso primari di istituti ortopedici, ATS e istituti universitari, per elaborare teorie scientifiche che individuino nuove cause di insorgenza di patologie all’apparato muscolo-scheletrico che spesso colpiscono i lavoratori e le lavoratrici.

Da quanto stiamo apprendendo, queste teorie tendono a mettere in discussione le certezze acquisite nel corso degli anni in materia di riconoscimento delle malattie professionali, tabellate anche dall’Inps, sgravando le responsabilità del datore di lavoro nel momento in cui i lavoratori ne rivendicano il riconoscimento, a seguito di patologie conclamate causate da condizioni lavorative non rispettose della salute e non conforme alle leggi.

Infatti, stiamo registrando un radicale cambiamento anche della” valutazione dei rischi” riportati nei DVR (documenti per la valutazione dei rischi), che ogni azienda è obbligata a redigere. E’ ormai realtà un pericoloso abbassamento della tutela dei rischi messa in atto in alcuni noti gruppi della gdo/cooperazione e per gli addetti delle pulizie negli ospedali.

Alcuni medici aziendali, durante le visite periodiche, introducono argomenti apparentemente innocui, come ad esempio chiedere alle lavoratrici quante volte a settimana stirano, se si occupano di accudire la casa, se hanno partorito e tenuto i figli in braccio, se hanno familiari con le stesse patologie, con l’idea di spostare le cause di insorgenza di malattie di tipo muscolo-scheletrico dalla vita lavorativa a quella della semplice condotta di vita quotidiana, arrivando a ipotizzare cause congenite.

Alcune fantasiose teorie in atto attribuiscono all’utilizzo di borse a spalla (eventualmente riempita con effetti personali troppo pesanti) l’insorgere dei sintomi delle insorgenze delle patologie dei lavori in cassa dei supermercati.

E’ già capitato che, a seguito delle visite con il medico competente, lavoratori e lavoratrici con patologie croniche certificate e con limitazioni da diversi anni siano incomprensibilmente giudicati di nuovo idonei alla mansione e vengano loro tolte le limitazioni, come se fossero guariti. Notiamo quindi che alcuni casi puntano su una chiara deresponsabilizzazione dei datori di lavoro, qualora in futuro quei lavoratori dovessero fare richiesta di riconoscimento della malattia professionale.

A queste nuove degenerate forme di pensiero sono particolarmente esposte le donne, le quali, rivestendo una molteplicità di ruoli nelle diverse fasi della vita, possono essere più facilmente strumentalizzate e beffate.
Come FILCAMS-CGIL dobbiamo fare molta attenzione, specie per la salute e la sicurezza al femminile, sia perché i dati INAIL certificano una disabilità femminile doppia rispetto a quella maschile, sia perché i settori che seguiamo hanno una popolazione composta prevalentemente da lavoratrici.

E’ ormai necessario prendere consapevolezza di questa nuova realtà messa in atto dalle aziende e operare i dovuti approfondimenti sia attraverso le testimonianze degli RLS, che vanno preparati adeguatamente per la gestione delle riunioni periodiche, che attraverso la collaborazione con la medicina del lavoro.

Per la FILCAMS-CGIL e la CGIL nel suo insieme, il tema della salute e sicurezza dovrà necessariamente diventare una priorità nel futuro della contrattazione, alla pari di tutte le altre attività sindacali.

Va posta particolare attenzione sia ai giovani che si affacciano nel mondo del lavoro che ai lavoratori più esperti e anziani. I giovani, quasi sempre contrattualmente ricattabili, sono costretti a lavorare in condizioni pericolose e fuori norma; questo li espone a potenziali infortuni importanti o a sviluppare patologie nel corso degli anni. I lavoratori più esperti spesso hanno sviluppato patologie croniche (specie all’apparato muscolo-scheletrico) derivanti dal lavoro svolto nel corso degli anni in mancanza di corrette tutele a carattere preventivo. Situazioni, queste, che, come ben sappiamo, producono forti conflitti con le aziende, proiettate ad espellere questa categoria di lavoratori anche con motivi subdoli e falsi.

Il recente progetto nazionale FILCAMS-CGIL, realizzato in collaborazione con il patronato INCA, per l’emersione delle malattie professionali, nonché i diversi progetti formativi svolti e quelli già in programma dedicati anche allo sviluppo delle competenze in materia di salute e sicurezza per i quadri intermedi, vanno nella giusta direzione. Inoltre il lavoro di consolidamento del Coordinamento Nazionale FILCAMS-CGIL dei referenti di Salute e Sicurezza, getta le basi per un approccio più organico da parte della nostra categoria.