Reds n. 01 - 2020

"I decreti sicurezza vanno cancellati" - di Riccardo Chiari

C’è stato bisogno della lettera aperta di due studentesse toscane di 17 e 18 anni per dare visibilità alle 21 multe fino a 4.000 euro che si sono abbattute sulla schiena dei lavoratori immigrati della Tintoria Superlativa di Prato. Operai pachistani e africani, puniti per il reintrodotto reato di blocco stradale a causa di un picchetto, durante una lunga vertenza in corso da sei mesi, tesa a far rispettare i loro diritti dentro una azienda a conduzione cinese, dove gli operai venivano pagati meno di 1.000 euro per turni di lavoro di 12 ore, sette giorni su sette, e dove il ritardo dei pagamenti è una regola. Una situazione così patologica da aver convinto anche la procura pratese ad aprire una inchiesta per sfruttamento, dopo i controlli dell’Ispettorato del lavoro che per la terza volta in quattro anni hanno portato a sanzionare l’azienda.

Il Si Cobas, il sindacato di base che ha organizzato la protesta, è convinto che per superare il sistema di sfruttamento l’unica soluzione è la sindacalizzazione: “Solo i delegati sindacali garantiscono una vigilanza in prima persona dei lavoratori sugli accordi sottoscritti, che in questo caso erano stati firmati nel luglio scorso. Per questo continueremo a scioperare e a manifestare”.

Il problema è che di fronte alle giustificate proteste dei lavoratori, e di chi solidarizza con loro come le due studentesse, viene applicata una norma contenuta nel “decreto sicurezza”, voluto dall’ex ministro Matteo Salvini e ancora non cancellato dal governo in carica M5S-Pd-Leu. Un provvedimento nei confronti di chiunque blocchi, ostruisca o ingombri la circolazione, giustificato dal vecchio governo M5S-Lega con la necessità di fronteggiare gli episodi che compromettono la sicurezza dei trasporti e la libera circolazione. Ma che per molti giuristi è invece finalizzato a punire in modo esemplare chi si riunisce in strada per manifestare, o picchetta fuori le fabbriche, le scuole o le istituzioni. Una chiave di lettura che anche i lettori di Reds e Sinistra Sindacale conoscono bene, visti i ripetuti allarmi lanciati sulle pagine dei due periodici della Cgil.

Ci dice, Maurizio Brotini, segretario CGIL Toscana: “Avevamo denunciato per tempo che il decreto sicurezza, che deve essere abrogato, rappresentava un rischio non solo per le politiche di accoglienza, ma anche per la mobilitazione e il conflitto sociale”. “Noi sapevamo cosa si nascondeva dentro i decreti sicurezza voluti da Salvini – ricordano anche dalle parti del Pd - quando ci opponevamo alla loro approvazione. Siamo dunque in colpevole ritardo. Si devono al più presto rivedere le politiche sulla sicurezza”. Una richiesta che arriva anche dalla sinistra extraparlamentare di Rifondazione e Potere al Popolo, che nell’area fiorentina e pratese si è mobilitata su un appello rivolto alla prefetta Scialla e alle istituzioni locali, in testa il sindaco Biffoni, per chiedere il ritiro dei provvedimenti. “Sarebbe un bel segnale – si puntualizza inoltre a sinistra - se anche altri partiti e movimenti che si richiamano ai valori della Costituzione e dell’antifascismo solidarizzassero concretamente con questi lavoratori”. Per il 7 gennaio prossimo è stata indetta un’assemblea pubblica a Prato, in vista di una giornata di mobilitazione il 18 gennaio.

 

Prova di orchestra con il direttore Conte - di Frida Nacinovich

In un bel film di Federico Fellini, un’orchestra si ribella all’autoritario direttore tedesco, i musicisti assecondano le proprie pulsioni artistiche, è anarchia. La prova d’orchestra del governo Conte ricorda quella del maestro romagnolo.

Ministri che si dimettono (Fioramonti), ministre che parlano a ruota libera (Bellanova), ministeri che raddoppiano (scuola e università). Di teutonico Giuseppe Conte ha poco o niente, e quanto all’autoritarismo, l’attuale presidente del Consiglio è ben distante dalle asprezze di un Craxi, di un Renzi, dello stesso Berlusconi.

Eppure la nave va. E finché la barca va lasciala andare, cantava Orietta Berti.

Alla prova dei fatti il secondo governo Conte veleggia senza ribaltarsi. La legge di bilancio, la ex finanziaria, è stata approvata nei tempi previsti, prima della nascita di Gesù. Dal Viminale fanno sapere che nessun migrante sarà lasciato in mezzo a una strada.

E i sondaggi dicono che alle imminenti elezioni regionali emiliane sarà riconfermato il piddino Bonaccini. Certo i problemi non mancano, dal lavoro che non c’è alle grandi crisi industriali, passando per il fragile assetto idrogeologico del territorio, che provoca emergenze su emergenze ad ogni perturbazione meteorologica.

Ma sono soprattutto le continue polemiche interne alla maggioranza, effetto collaterale della disperata ricerca di visibilità di Italia Viva e dei continui sbalzi di umore del Movimento cinque stelle, a dare la sensazione che il governo barcolli. Eppure nei momenti decisivi gli orchestrali riprendono a seguire lo spartito sotto la direzione di un premier che riesce a imporsi.

Complice le miserie del panorama politico, il professore di diritto privato finisce per apparire un navigato statista. L’avreste mai detto? Del resto le alternative, visti i rapporti di forza in Parlamento, hanno il volto, le parole e le decisioni politiche di Luigi Di Maio (33%), e Matteo Salvini (17%).

Al loro confronto Conte sembra De Gasperi.

Francia: una mobilitazione che mette in discussione i tabù della Unione europea, per affermare i diritti dei lavoratori - di Jean-Pierre Page

[Jean-Pierre Page è responsabile de l’Union départementale CGT du Val de Marne, componente la commissione esecutiva confederale e responsabile dal 1991 al 2000 del Dipartimento internazionale della CGT francese. L’articolo è stato scritto appositamente per ‘Reds’]

I lavoratori che lottano dal 5 dicembre e quelli che li sostengono, vale a dire la stragrande maggioranza della nostra gente, capisce una cosa semplice: dovranno lavorare più a lungo e per pensioni ridotte. Questa osservazione che tutti possono fare è in contrasto con lo spirito stesso del nostro modello sociale, l’eredità di molte lotte sociali e politiche, il programma del Consiglio Nazionale della Resistenza e i passi in avanti progressivi della Liberazione, basati sulla solidarietà interprofessionale e intergenerazionale. In effetti, con la loro cosiddetta “riforma”, il governo, Macron e la commissione di Bruxelles difendono un’altra scelta della società, consegnando i miliardi dei nostri fondi pensione pubblici all’avidità delle compagnie assicurative e dei fondi pensione, in particolare degli Stati Uniti. Questa riforma, considerata da Macron come “la madre delle battaglie” è il pilastro principale della sua controrivoluzione liberale. Di conseguenza, oggi agire per il suo ritiro, significa combattere tutti insieme per valori e principi, vivere con dignità e fare la scelta di una società che non si baserà sull’arricchimento di alcune società finanziarie e oligarchi privilegiati che li guidano.

La sensazione di ingiustizia che ispira questa “riforma” non è indifferente alla determinazione e alla combattività che caratterizza questa lotta nella quale si ritrovano in una grande diversità molti giovani, compresi studenti e studentesse delle scuole superiori, ma anche, ad esempio, gli avvocati e il balletto dell’Opera di Parigi. Ciò che è molto positivo è che l’azione collettiva trova significato, aiuta a unificarsi sulla base di una forte convinzione: siamo tutti preoccupati, dobbiamo far ritirare questo progetto dannoso! Ciò costituisce una dimensione senza precedenti, che gira le spalle al corporativismo. Il settore privato si trova accanto al settore pubblico. Se viene segnalato principalmente il movimento di sciopero tra i lavoratori delle ferrovie, del RATP o nel settore energetico, o tra i lavoratori ospedalieri o gli insegnanti, molte altre imprese e aziende sono impegnate nello sciopero. Siamo entrati in una nuova era di confronto di classe e contraddizione tra Capitale e lavoro.

Il capitalismo è la causa di queste politiche! Questa consapevolezza può progredire molto rapidamente, se ovviamente su questo punto viene condotta un’importante battaglia delle idee e non solo un’analisi delle conseguenze. Il processo che è stato aperto da alcuni anni e, in particolare, per oltre un anno con la battaglia dei jilet gialli, ha creato condizioni più favorevoli. Resistere e ribellarsi rimangono quindi idee vive e attuali. Può consentire un declino delle della rassegnazione e del fatalismo. Ciò può consentire un progresso significativo nell’equilibrio di potere tra il capitale e il mondo del lavoro.

È inoltre opportuno sottolineare l’importanza del sostegno internazionale. La Francia non è certamente l’unico paese in cui la gente dice di no al neoliberismo, lo dimostra l’esempio dell’America Latina. Ma avere un importante paese capitalista che vede le persone mobilitate è pieno di significato: non c’è dubbio sul perché l’avversario abbia paura che diventi contagioso, questo spiega l’uso massiccio della repressione. Marx affermava che la Francia è il paese in cui le lotte di classe vengono condotte fino alla fine. È ovviamente una fonte di ispirazione per molti lavoratori in tutto il mondo. In questo contesto, la significativa mobilitazione internazionale della WFTU, contrasta nettamente con il posizionamento di organizzazioni come la CES che scopre lo sciopero l’unico giorno nel quale la CFDT vi partecipa, fornendo supporto esclusivo, ignorando deliberatamente le altre organizzazioni affiliate, CGT e FO, che sono alla testa della mobilitazione.

C’è un grande spirito combattivo che mette in discussione rudemente preconcetti e abitudini e mette tutti di fronte alle proprie responsabilità, sindacati inclusi. In molti casi i sindacati e i lavoratori si assumono la responsabilità e assumono decisioni di lotta indipendentemente da determinate direzioni federali o li rinnegano come abbiamo visto nei confronti del CFDT e dell’UNSA [una confederazione autonoma di sindacati della scuola, degli enti locali e della sanità, ndt]. Questa mobilitazione ha urgente bisogno di trovare uno sbocco politico. Questo è un grande handicap, che ostacola qualsiasi ricerca di alternative e prospettive. Molti anni fa, i datori di lavoro affermavano che la Francia non avrebbe potuto avere stessa politica in un paese con un’influenza comunista superiore al 20% e una CGT attivamente presente nelle aziende. L’accettazione, più o meno, dell’ordine neoliberista, o quello delle istituzioni europee considerate come un orizzonte insuperabile da molti sindacati e organizzazioni hanno contribuito ad alimentare le illusioni su un’Europa che si sarebbe voluta o avrebbe potuto essere sociale. È comunque incredibile che Thierry Breton, appena nominato nuovo commissario europeo, faccia appello al governo francese sull’attuazione assoluta di un sistema pensionistico a punti!

La CFDT è scesa in campo in conseguenza della determinazione del movimento di protesta. Le sue posizioni tese ad un “compromesso” sono ampiamente amplificate dai mass-media. La richiesta del CFDT di una tregua per le vacanze di fine anno, anche se fallita, fa parte dell’intensa propaganda mediatica volta a screditare lo sciopero. La decisione della CFDT a favore del 17 dicembre aveva obiettivi radicalmente diversi dal ritiro definitivo della riforma.

Il governo punta a piccole concessioni che verrebbbero incontro alle richieste della CFDT. In questo modo Macron dimostrerà la sua capacità di ascolto e cercherà di mettere al riparo l’intera politica pensionistica europea [quella in nome della quale in Italia ci si rifiuta di abrogare la Fornero !, ndt] da questa ondata di mobilitazione, per isolare la frazione più combattiva degli operai in lotta e i settori della CGT che difendono le posizioni di classe.

È giunto il momento di trarre le conclusioni da tutti questi compromessi che minano la credibilità del sindacalismo e dell’azione collettiva.

Mescolare le modalità tradizionali con le nuove opportunità comunicative - di Federico Antonelli

Il sindacato e la consultazione dei lavoratori degli studi professionali

Nel seminario di Lavoro Società FILCAMS-CGIL che abbiamo tenuto a Rimini ad ottobre del 2019, tra gli argomenti trattati, e che hanno attratto l’attenzione di tutti i partecipanti, c’era quello relativo alla comunicazione. Due interventi, di Ilaria Bettarelli e Frida Nacinovich [pubblicati ambedue in un supplemento, il 10ter/2019,che potete ritrovare sul nostro sito [http://www.lavorosocietafilcams.it/index.php?option=com_content&view=category&id=99&Itemid=210] hanno posto l’accento su due modelli comunicativi diversi: uno più tradizionale e teso al recupero del dialogo personale, fatto di incontri, presenza e vicinanza fisica. Il secondo più propenso a dare il senso dell’attualità, della capacità di utilizzare i moderni mezzi di comunicazione; indispensabili nel mutato contesto sociale, dove la smaterializzazione dei luoghi di lavoro impone una nuova sfida comunicativa al sindacato. In questo quadro, come spesso accade, la FILCAMS-CGIL è luogo di frontiera e avanguardia. Se riflettiamo sui settori che rappresentiamo, ci rendiamo conto di come alcune centinaia di migliaia di lavoratori che a noi fanno riferimento lavorano in luoghi piccoli, frammentati, quasi impossibili da raggiungere per le nostre forze.

Le farmacie, i parrucchieri ed estetisti, le colf, i portieri e gli studi professionali sono forse l’emblema di questo mondo del lavoro dove non è indispensabile parlare di nuove forme di lavoro per ritrovarne il tratto della frammentazione. E’ una situazione storica alla quale abbiamo ovviato con molte diverse modalità. Ricordiamo i collettori nel mondo dei portieri: sindacalisti che avevano il compito di percorrere le strade cittadine ed entrare in ogni singola portineria a tenere il contatto con i portinai che li erano occupati.

Con i moderni mezzi di comunicazione questa mole di lavoro può essere semplificata e modificata.

Una interessante esperienza in tal senso è quella che è stata realizzata ad ottobre nel settore degli studi professionali: la consultazione on line delle lavoratrici e lavoratori sulla piattaforma rivendicativa di rinnovo del loro contratto nazionale. Una scelta nuova, sperimentale, che ha avuto molto successo.

I passaggi che si sono realizzati hanno saputo mescolare le modalità sindacali tradizionali con le nuove opportunità comunicative. Esattamente come le due relazioni del seminario, modernità e tradizione che possono fondersi in un percorso comune e integrato.

Questo si è concretizzato nella scrittura della piattaforma da parte della struttura sindacale, in una valutazione da parte del coordinamento del settore che ha discusso e approvato il documento, e in un passaggio successivo, con la consultazione on line che si è prefissata lo scopo di informare le lavoratrici e lavoratori, permettergli di valutare, giudicare e suggerire priorità da gestire nel corso della trattativa.

“Far vivere la piattaforma” come gergalmente si dice spesso nel mondo sindacale.

Un settore, quello degli studi professionali, di grande frammentazione, con migliaia di addetti localizzati in altrettanto numerosi studi notarili, di avvocati, dentistici o di altro genere professionale hanno potuto essere raggiunti con questa modalità e hanno potuto sentirsi coinvolti nella discussione sul loro contratto.

Una opportunità questa che in passato non c’era o era molto più complessa da gestire.

La consultazione nasce all’interno di un altro strumento di comunicazione che la categoria utilizza nella connessione con i lavoratori del settore: il blog “impiegate.org”.

E’ questo un blog che aggiorna su tutti gli aspetti inerenti il mondo degli studi professionali. Diritti, strumenti di welfare contrattuale, informazioni tecniche sulle applicazioni di norme di legge e di contratto. Contributi e discussioni sulle dinamiche del settore. Grazie a questo blog è possibile aggiornare le persone su ciò che accade nel loro mondo al di la delle pareti del loro ufficio.

Coordinamento nazionale, blog, consultazione on line: un sistema integrato che in sequenza crea le condizioni per poter mantenere viva la comunicazione e stimolare anche il tesseramento alla nostra categoria.

Molto interessante anche la modalità scelta nella gestione del merito da comunicare. Si è deciso di suddividere gli argomenti del rinnovo della piattaforma in tre blocchi: evoluzione del settore - attività sindacale - tutela della persona. Questo ha permesso di rendere più fruibile i singoli capitoli semplificando sia la lettura di chi si è avvicinato alla piattaforma, sia il lavoro di analisi delle risultanze della consultazione.

Analizzando, in ultima istanza, i dati sulla partecipazione è chiaro il successo dell’iniziativa: oltre 1400 voti con un numero altrettanto significativo di commenti rappresentano un patrimonio di interesse (e consenso se si analizzano i giudizi ricevuti) davvero notevole. Il blog stesso può contare numeri importanti. Se si pensa soltanto al dato di oltre 60mila nuovi contatti mensili si ha la dimensione dell’attenzione che questo blog ha suscitato.

Danilo Lelli, responsabile nazionale del settore degli studi professionali per la FILCAMS-CGIL sottolinea: “Lo slogan che contraddistingue l’iniziativa complessiva è Comunicare, organizzare, contrattare. Sono molti i siti che si occupano di fornire informazioni ai lavoratori, noi abbiamo una esigenza diversa: coinvolgere le lavoratrici e i lavoratori consolidando il loro rapporto con il sindacato. Per questo abbiamo dato scelto questo slogan”.

Al di la di sempliciste ed entusiastiche adesioni ai nuovi mezzi di comunicazione e relazione, senza cadere nelle tentazioni fideistiche che alcune forze politiche hanno voluto imporre in questi anni (si pensi alla “piattaforma Rousseau” utilizzata dal movimento “5Stelle”), l’esperienza fatta in questa occasione dimostra come sia importante saper innovare e maneggiare tutti gli strumenti della comunicazione, nella consapevolezza che il lavoratore è anche un fruitore di contenuti on line e come tale può portare in dote, tra gli altri, due elementi: essere cassa di risonanza di idee e principi ed essere lui stesso creatore di contenuti (i commenti al blog o alla consultazione): quindi non più soltanto fruitore passivo, ma protagonista delle dinamiche della comunicazione.

Alle origini del socialismo italiano - di Giuseppe Rizzo Schettino

Rispetto ai moti del 1820-21 e del 1830-31, dove agirono prevalentemente élite civili e militari, uno spettro si aggirò nel 1848 anche in Italia, lo spettro del popolo. A Milano, sulle barricate durante le Cinque Giornate, come nelle campagne del nostro Mezzogiorno, operai, artigiani, contadini senza terra, braccianti affamati, mezzadri e coloni con la schiena spezzata da patti economici di tipo semifeudale, contribuirono decisamente all’indietreggiamento delle truppe di Radetzky fino al Quadrilatero e di quelle del Borbone nei loro quartieri di partenza. Cosa spinse queste masse alla lotta? Il desiderio di migliorare la propria condizione di vita, rispose Carlo Pisacane. E perché poco dopo abbandonarono le armi, tornando a imbracciare i loro arnesi da lavoro o alla loro miseria, salvo vederle opporre nel 1849 un’ultima, strenua difesa a Roma, Venezia, Genova, Brescia e Livorno, di fronte al ritorno dello straniero e dei monarchi domestici? Perché nel fronte democratico alla loro guida, si iniziò a discutere di nuovi sistemi sociali, rispose Giuseppe Mazzini.

Nella sua analisi dei fatti trascorsi nel biennio rivoluzionario, seppur debitore per talune soluzioni nei loro confronti, il neonato socialismo risorgimentale italiano, non scimmiottò però le idee di Proudhon, Fourier, Saint-Simon, Cabet ecc., come pensava il genovese. Lo stesso Pisacane, ma anche Giuseppe Ferrari e Giuseppe Montanelli, solo per citarne alcuni, grazie a un’attenta e precisa disanima degli avvenimenti successi, nelle opere che diedero alle stampe fra il 1851 e il 1852, misero viceversa in luce il mancato accoglimento delle esigenze materiali da parte proprio di Mazzini di questa enorme fascia del popolo italiano che si affacciò alla lotta.

Con le loro memorie (Guerra combattuta in Italia negli anni 1848-49 di Pisacane e Introduzione ad alcuni appunti storici sulla rivoluzione d’Italia di Montanelli, per esempio) questi padri del nostro socialismo reclamarono a gran voce una rivoluzione nazionale che fosse anche sociale; che incidesse concretamente sulla vita futura della stragrande maggioranza degli italiani, quella povera; che non fosse basata solo sulle idee di indipendenza e unità, come si ostinava a predicare Mazzini; che non fosse formale, per dirla con Ferrari, ma sostanziale; che imprendesse in ultimo soluzioni che rendessero più civili i rapporti economici a cui l’incipiente industria moderna costringeva gli operai e gli artigiani delle città o che facesse accedere alla terra i contadini delle campagne della nostra penisola.


Scrivo queste poche righe perché, oltre che invitare alla lettura di quelle opere, vorrei che chi operi in politica o nei sindacati, tenga sempre presente l’insegnamento, per me ancora valido, che da tutte esse promana. Ultimamente non mi è sembrato.