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Traccia dell’intervento all’Assemblea generale nazionale della FILCAMS-CGIL del 14/15 maggio 2018 (1)

I nostri congressi si svolgono ancora in modo antico: assemblee di base con partecipazione volontaria, votazione delle liste e dei documenti. Il tempo a disposizione per le assemblee di base è veramente risicato: un’ora, due ore massimo. Nelle grandi aziende, il modello partecipativo si accompagna con un meccanismo più istituzionale, con seggi aperti dopo le assemblee, urne presidiate e tutto il resto. Questo modello partecipativo, per quanto obsoleto, imperfetto, basato sulla voglia di essere presenti e di contare, ma soprattutto sulla disponibilità all’ascolto e alla parola, rimane il migliore. Pensate cosa sarebbe di noi oggi, se al passato congresso, avessimo convenuto sul metodo delle primarie: da oltre un anno saremmo in balia di uno scontro aperto tra contendenti ala carica di Segretario generale, che nella nostra organizzazione conta molto meno che in altre e che è l’espressione (possibilmente la sintesi) di un gruppo dirigente largo, prima il Comitato direttivo nazionale e oggi, con la modifica statutaria l’Assemblea generale. Certo, si potrà obiettare che questo scontro in realtà sottotraccia c’è, e nei corridoi delle camere del lavoro non si parla d’altro, ma questo scontro è “costretto”, e speriamo che così resti, entro dei confini di decenza, con la possibile retromarcia dei singoli che può permettere alla fine di ricostruire sul programma e sulla linea, se condivise, una più forte unità e ridimensionare le personali ambizioni, offrendo una via d’uscita che salvaguardi la dignità dei singoli.

Con altre centinaia di compagne e compagni della Confederazione, tante e tanti anche della FILCAMS-CGIL, ho sottoscritto un documento “Per una CGIL unita e plurale” che identifica la mia area politico/culturale e sindacale di appartenenza, che rivendica un percorso critico dentro l’organizzazione e si riconosce nelle posizioni che ha oggi la CGIL, proprio a partire dal quel percorso e quel contributo.

In questo percorso stanno anche le ragioni della adesione al documento congressuale “Il lavoro è” che è oggetto della discussione e del confronto odierno e che è stato discusso in tutte le Assemblee generali di categoria e confederali in tutto il paese. Una ulteriore conferma che pur con le sue farraginosità il nostro modello democratico è capace di rinnovarsi e continua ad offrire nella partecipazione la chiave di una democrazia, che non esprime la dittatura di una maggioranza, ma la ricchezza plurale di chi ricerca, senza unanimismi e senza annichilire le diversità dei punti di vista, degli approcci, delle esperienze, della collocazione sociale e lavorativa, il massimo consenso come strumento di assunzione delle decisioni e degli orientamenti.

La sinistra sindacale in FILCAMS-CGIL ha espresso e esprime compagne e compagni in tutto il gruppo dirigente, anche con responsabilità generali, ma da due congressi è esclusa dalla segreteria nazionale, nonostante la sua rappresentatività. Una esclusione determinata da gabole burocratiche che sono arrivate fino all’imporre – una esperienza che si poi conclusa prima della fine del mandato – una presenza che non era neppure condivisa dalle compagne e dai compagni che quella presenza avrebbe dovuto rappresentare. Penso che questa assenza era e rimane un vulnus al carattere pluralista della nostra organizzazione e ne indebolisca la capacità di confronto e articolazione. Un vulnus che a questo congresso deve essere sanato.

Esecutivi che abbiano al proprio interno la ricchezza di un dibattito plurale e dialettico, anche aspro quando necessario, sono una garanzia contro le derive burocratiche, contro le smodate ambizioni di singoli, contro degenerazioni nei comportamenti degli apparati e nella gestione, fenomeni che sono in parte inevitabili, ma anche il prodotto della sottovalutazione delle dinamiche relazionali quando siano sottratte alla politica e al dibattito di merito, come metro di giudizio delle qualità e dell’orientamento dei dirigenti e dei quadri dell’organizzazione.

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