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I lavoratori di Federdistribuzione, distribuzione cooperativa, turismo, multiservizi alberghi Confindustria, vigilanza, terme ecc. non sono gli unici che attendono il rinnovo del contratto da anni.

Il pubblico impiego, realtà in cui il tasso di iscrizione al sindacato è decisamente più alto che nei nostri settori, ha il contratto bloccato da 6 anni e i lavoratori hanno perso mediamente 7000 euro.

Dobbiamo quindi, nel valutare la situazione, evitare di caricare le responsabilità di questa situazione sull’azione del sindacato e della Filcams in particolare.
In questi anni la globalizzazione, con la conseguente delocalizzazione delle imprese manifatturiere e non solo, unita alla precarizzazione dei rapporti di lavoro e alla crisi iniziata nel 2008, ha portato ad un progressiva riduzione della capacita del sindacato di incidere sia nelle scelte prese dai governi sia nella capacità di contrattare nelle aziende.

Non possiamo dimenticare che dal giugno 2001 a oggi abbiamo avuto 3 governi Berlusconi (3066 giorni), 1 governo Prodi (617 giorni), 1 governo Monti (401 giorni), 1 governo Letta (292 giorni) e dal 22 febbraio 2014 il governo Renzi.

Esecutivi che si sono distinti, forse con l’eccezione del governo Prodi e di quello Letta, nell’attacco al sindacato e alla CGIL in particolare.

In questi 15 anni, pochi sono stati i risultati evidenti dell’attività del sindacato. Vediamone due:
• un risultato tangibile della CGIL è stato aver bloccato l’attacco di Berlusconi all’articolo 18 grazie alla manifestazione del 23 marzo del 2002. Ma si trattava di aver impedito uno sfondamento dell’avversario sui diritti dei garantiti, non di aver ottenuto qualcosa in più. Tant’è che i 5 milioni di firme raccolti dalla CGIL per estendere i diritti e la democrazia nei luoghi di lavoro nel 2012 non portarono ad alcun risultato. Lo stesso referendum, promosso da Rifondazione Comunista per estensione dell’art 18 nel 2003, falli per il mancato raggiungimento del quorum (solo il 25,5% di italiani si reco alle urne);
• un altro risultato non solo difensivo, che ha dato ai lavoratori qualche diritto in più, è stato l’approvazione, anche sull’onda emotiva dei morti della Thyssen Krupp, del testo unico sulla sicurezza Dlgvo 81/08.

Per il resto abbiamo assistito ad un costante e progressivo riduzione di salari e diritti dei lavoratori che continua ancora oggi.
In questi anni abbiamo svolto il nostro lavoro quotidiano di difesa degli interessi del lavoratori, le cui condizioni, se non ci fossimo stati, sarebbero state oggi decisamente peggiori. Dobbiamo ammettere che abbiamo sostanzialmente resistito, a volte bene a volte meno, tentando di perdere il meno possibile sia sul fronte dei diritti che del potere di acquisto dei lavoratori.

Dal 2002 ad oggi la Filcams è passata da 280 mila iscritti a più di 400 mila; aumenti degli iscritti, seppur in misura non così rilevante, li ha avuti la CGIL. Ciò significa che sempre più lavoratori si rivolgono a noi per essere tutelati.

All’aumento degli iscritti non ha però corrisposto un aumento della capacità di incidere da parte delle strutture sindacali e delle RSA/RSU sull’organizzazione del lavoro e quindi sulla capacità reale di dare risposte ai bisogni collettivi dei lavoratori.
Il lavoratore, l’iscritto e anche il delegato, ci vedono in tv, leggono le interviste dei nostri segretari sui giornali, accedono ai nostri siti, spesso condividono quanto diciamo, ma sul luogo di lavoro hanno poi difficoltà a veder rispettati i propri diritti minimi.

In molti dei settori che seguiamo gli stessi diritti contrattuali sono in molti casi ignorati. Diventa difficile convincere i lavoratori a muoversi su temi generali che non siano la semplice difesa dell’esistente inteso come il posto di lavoro.

Da qui la scarso successo non soltanto delle manifestazioni, ma anche riguardo all’adesione massiccia agli scioperi per il contratto o a proposito dell’estensione dello sciopero a tutte le realtà lavorative che afferiscono alla nostra categoria.
Tutto ciò porta le controparti, insieme alla certezza di poter contare su un governo che non è certo favorevole alle organizzazioni sindacali, a mantenere il loro atteggiamento di chiusura, nella consapevolezza che il tempo giocherà a loro favore.

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