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All’indomani del via libera dell’Eurogruppo (con qualche perplessità della Bce e del Fondo monetario internazionale) all’estensione del programma di aiuti alla Grecia per quattro mesi, su tutti i media è stato dato grande spazio alle valutazioni sul merito del compromesso raggiunto. Compromesso, perché le istituzioni europee hanno chiesto in cambio che la Grecia proponga una serie di misure concrete che poi dovranno essere approvate a Bruxelles. Ma in realtà il vero risultato, positivo, del governo Tsipras e di Syriza è stata la conquista del tempo. Quello che fino ad oggi era sempre mancato alla Grecia, progressivamente strozzata da scadenze sempre più stringenti per la restituzione dei debiti – contratti dai vecchi governi ellenici - verso la Bce, il Fmi e i paesi creditori, fra i quali anche l’Italia.
A questo aspetto, sottovalutato, della vicenda, va aggiunto poi un risultato strettamente politico: per la prima volta da quando le politiche di austerity sono diventate insindacabili, in Europa come in gran parte del cosiddetto “mondo occidentale”, una singola nazione ha rivendicato, e ottenuto, il diritto a trattare. A prescindere dal successo che le misure studiate dal governo Tsipras potranno avere, si tratta del primo caso in cui viene confutato il falso assioma del “there is no alternative”. Del “non c’è alternativa” alle strategie politiche, economiche e monetarie adottate negli ultimi sette anni dall’Unione europea. Fallimentari, a giudicare dai disastrosi risultati in termini di crescita, occupazione e salvaguardia del welfare continentale, unicum fin dal secondo dopoguerra. E per questo attaccato con continuità da 35 anni.
In dettaglio, le misure che la Grecia, in piena autonomia, intende adottare nei prossimi quattro mesi dovrebbero portare a recuperare circa 7 miliardi: 2,5 miliardi da una patrimoniale per i ricchi; 2,3 miliardi dalla lotta all’evasione fiscale e alla corruzione; 2,2 miliardi dalla riduzione della burocrazia, dal contrabbando di benzina e sigarette, e dal recupero dei crediti della p.a..
Al tempo stesso, il governo Tsipras ha evitato l’applicazione delle richieste dell’Eurogruppo, l’aumento ulteriore dell’Iva, nuovi licenziamenti pubblici, una ancor più marcata riduzione delle pensioni. Al contrario, alcuni punti del suo programma sono stati confermati: dalla tredicesima sulle pensione sotto i 700 euro, alla graduale introduzione di un salario minimo; dal blocco dei licenziamenti, all’accesso gratuito a servizi come luce e gas, e all’introduzione di un voucher alimentare per i più poveri. Che ad Atene e dintorni sono diventati tantissimi. Soprattutto a causa delle politiche economiche e monetarie dell’Unione europea, criticate perfino dagli Stati uniti.

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