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Sul lungarno fiorentino che da ponte Vecchio va verso le Cascine si apre, a circa metà percorso, piazza Ognissanti. E’ una piccola e accogliente piazza chiusa su un lato dalla Chiesa omonima mentre dall’altro prospetta, per tutta la sua larghezza, sulle placide acque dell’Arno.
E’ da questa parte che agli angoli della piazza sorgono due tra i più lussuosi Alberghi di Firenze, il Grand Hotel e l’Hotel Excelsior , che hanno rappresentato e rappresentano ancora oggi il top dell’accoglienza turistica cittadina. Questi due alberghi fin dagli anni ’50 facevano parte della Compagnia Italiana Grandi Alberghi (CIGA), società fondata nel 1906 che possedeva, agli inizi degli anni ’70, alberghi di lusso (17 in Italia, 3 a Parigi), campi di golf, di tennis, discoteche , piscine , spiagge private e che controllava direttamente, o con partecipazioni azionarie, molte società, italiane e straniere, del settore turistico-alberghiero.
La vertenza sindacale che accenneremo riguarda in una prima fase solo il Grand Hotel ed inizia proprio quarant’anni fa in questi giorni.
E’ infatti il 6 dicembre 1974 quando il Consiglio di amministrazione della Ciga decide , dopo un’annata sfavorevole, la chiusura dell’albergo ed invia ai 110 dipendenti le lettere di licenziamento, lettere che iniziarono ad arrivare nella mattinata del 7 dicembre. Venne immediatamente convocata un’assemblea del personale che si svolse nel pomeriggio e da cui scaturì la decisione di proclamare la lotta e proclamare una “Assemblea permanente” in pratica l’occupazione dell’Hotel. I lavoratori iniziarono un febbrile lavoro di approntamento del materiale per la lotta (volantini, striscioni, cartelli, …) e già al mattino successivo gli striscioni e i cartelli pavesavano l’ingresso e le vetrate, mentre appesi a tutti i lampioni del lungarno vi erano dei cartelli che spiegavano alla cittadinanza i motivi della lotta. Dalle organizzazioni sindacali di categoria vengono investiti del problema sia le istituzioni locali (Comune, Provincia, Regione, Enti turistici …) sia le forze politiche che quelle istituzionali dello stato.
Si arriva così ad un primo incontro in Prefettura dove i rappresentanti dei lavoratori rinnovano la richiesta del ritiro dei licenziamenti e garanzie di una continuità dell’attività. Sembra aprirsi un piccolo spiraglio in quanto il direttore generale della CIGA dichiara che la decisione della chiusura è del Consiglio di amministrazione ma che lui “personalmente si sente in grado di poter formulare una proposta e caldeggiarla”. La proposta consiste nella trasformazione dell’Hotel in un albergo stagionale con apertura aprile-ottobre. La proposta viene rifiutata anche perché nella piattaforma per il rinnovo contrattuale, che è in preparazione, si cerca di circoscrivere al massimo proprio la stagionalità a livello nazionale.

Sfumata la possibilità di risoluzione della vertenza a livello locale sia il neo costituito “Comitato in difesa dei lavoratori” che le forze sindacali e politiche si attivano sempre più a livello nazionale.
Viene riunito il coordinamento dei Consigli d’azienda del gruppo Ciga e chiesto un intervento del Ministero del Lavoro. Passato il Natale riprende con ancora maggior vigore l’attività di lotta e viene dall’Ente provinciale per il turismo inviata una lettera alla Ciga in cui si subordina il cambio di destinazione d’uso dell’immobile al parere della Regione Toscana. Il 14 gennaio si svolge il primo di numerosi incontri al Ministero del lavoro ma sono tutti tentativi che vanno a vuoto, anche perché la Ciga manda agli incontri dei funzionari che non hanno mandato a trattare. Il 18 gennaio, nel quadro delle iniziative per la raccolta di un fondo di solidarietà per i lavoratori in lotta e senza alcun tipo di reddito, si tiene uno spettacolo musicale nei locali dell’Hotel al quale partecipano gratuitamente numerosi artisti. Questo fatto provoca l’invio di una diffida da parte della CIGA per l’utilizzo dei locali dell’hotel. Altri spettacoli ed eventi saranno organizzati durante l’occupazione ma all’esterno come quello al teatro comunale con il pianista Maurizio Pollini, o l’altro al palazzo dei Congressi con Ugo Tognazzi, Mario Monicelli, Gastone Moschin e altri del film “Amici miei” ecc. Nel frattempo la cittadinanza aveva ampiamente solidarizzato con i lavoratori in lotta con appelli, ordini del giorno e anche con concrete forme di sostegno come le derrate alimentari inviate da alcune catene di distribuzione (Coop, Conad, ecc. ) o raccolte da comitati per i lavoratori in lotta. A livello sindacale a sostegno della lotta dei lavoratori vennero indetti degli scioperi provinciali di categoria con comizio finale davanti all’albergo occupato.
Ad aprile la vertenza giunse ad una svolta vi è una proposta della Ciga di: riassunzione, ma con contratto a termine, dal 1. aprile del personale che non aveva ancora ritirato la liquidazione ; interscambio del personale tra Grand Hotel ed Excelsior ; erogazione di una somma “una tantum” a tutti i dipendenti licenziati. La Ciga ritiene comunque inaccettabile la pregiudiziale del ritiro delle lettere di licenziamento. La sofferta risposta , frutto di lunghe e accese discussioni , è un telegramma che dice “le organizzazioni sindacali e il comitato unitario dei lavoratori del Grand Hotel sono disponibili a discutere immediatamente, sgombrando il terreno da ogni pregiudiziale, in ogni sede che si riterrà opportuna … “ .
Il 24 aprile in sede Ministeriale la Ciga aggiunge un ulteriore punto alle sue richieste cioè che tutti i punti dell’accordo siano avallate e sottoscritte oltre che dalle RSA, dal Ministero del lavoro e dalle organizzazioni sindacali provinciali. Questa richiesta, che sottintende una sconfessione aperta della piattaforma contrattuale nazionale, fa naufragare la trattativa. Questa è la riprova del fatto che la Ciga fin dall’inizio cercava di arrivare alla chiusura per poter realizzare una speculazione sullo stabile; ed è quello che ancora tenta di fare depositando un ricorso in Pretura il 17 maggio. Nel ricorso la Ciga chiede di essere reintegrata nel possesso del Grand Hotel e basa in larga parte la richiesta con il fatto che i lavoratori “ nel salone, hanno organizzato uno spettacolo con ingresso quindi di pubblico nell’albergo” .
Chiusa la possibilità di un accordo sui contenuti si tratta ora di attendere la decisione del magistrato che nonostante le controdeduzioni dei lavoratori è favorevole alla Ciga che vince la causa. Ed è così che l’8 luglio l’immobile viene riconsegnato, dopo un breve sopralluogo per accertare lo stato dei locali, alla Ciga. In tal modo sembra chiudersi, dopo 7 mesi, nel modo più triste la lotta di quei 110 lavoratori e sembra aprirsi per la Ciga la strada maestra per il suo disegno speculativo nel tentativo di turare alcune falle aperte dalle spericolate operazioni finanziarie di Michele Sindona. Ma se non c’è nulla da fare per il licenziamento dell’assottigliato gruppo di lavoratori che ancora resistono nella lotta, la scelta degli enti locali di non concedere la variante alla destinazione d’uso riaprirà, dopo molto tempo, la questione dell’immobile … ma di questo parleremo nella prossima puntata.

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