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L’articolo è stato pubblicato per la prima volta in forma anonima sul numero unico “Filcams Lavoro Società” del febbraio 2011 con il titolo “La nascita della FILCAMS CGIL”. Le due puntate precedenti sono state pubblicate sui numeri 7 e 8 di “Reds” di giugno e luglio del 2014

Al termine della Seconda guerra mondiale, dopo la Liberazione, la Cgil e i sindacati del terziario si riorganizzano velocemente soprattutto al Nord. Viene ricostituita la Filam (Federazione italiana dei Lavoratori di Alberghi e Mense), già attiva in epoca prefascista e che arriva nel biennio 1947-48 a 33000 aderenti. Più lenta la riorganizzazione dei lavoratori del commercio che avviene su spinta della Cgil, che promuove nel 1946 la nascita della Filcea (Federazione Lavoratori del Commercio e Aggregati).
La Filam torna subito a preoccuparsi del controllo del mercato e dell’organizzazione del lavoro: limitazione della manodopera del settore, per evitare la concorrenza “sleale”, solidarietà dei lavoratori con turni a rotazione per evitare disoccupazione. La costituzione del collocamento pubblico (1949) modifica sostanzialmente la strategia sindacale, facendo tramontare l’interesse per questi temi all’interno della federazione. L’attenzione si sposta verso la definizione di contratti nazionali in grado di definire stabili relazioni industriali. Sono contratti normativi che demandano a contratti provinciali la definizione dei salari e che vengono inseriti all’interno di una strategia confederale di rappresentanza generale del lavoro, assolutamente assente in epoca fascista.
La Filcea deve fare i conti con il permanere della legislazione fascista su temi come gli orari di lavoro (per il settore discontinuo la giornata lavorativa per arrivare alle 8 ore può allargarsi a dismisura). Comunque nel 1949 viene ottenuto un risultato importante: un contratto collettivo nazionale unico per tutto il settore del commercio, che verrà riproposto in forma più strutturata dieci anni più tardi con il superamento delle divisioni corporative e della questione di genere (almeno sulla carta).
Le federazioni, fino alla metà degli anni ’50, seguono le indicazioni della Cgil nella definizione di una strategia che, all’interno del Piano del Lavoro, prevede la collaborazione con i padroni per sviluppare i settori di lavoro e contemporaneamente il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro dei lavoratori. Sul finire degli anni ’50 la situazione muta radicalmente. La centralità della Confederazione per una strategia generale su base politica dell’organizzazione sindacale lascia il posto ovunque a maggiore attenzione per il livello federativo aziendale e territoriale. Ne consegue un avvicinamento del sindacato agli interessi dei lavoratori, una maggiore presenza nei posti di lavoro, una sburocratizzazione delle strutture, ma anche un aumento delle differenze di condizioni di lavoro tra le varie parti del Paese. La Filam comincia a porre attenzione alle fasce di lavoro più deboli (giovani e donne), fino ad allora viste come un pericolo per i lavoratori (uomini e capofamiglia) del settore. Mentre la Filcea promuove agitazioni nei grandi magazzini penetrando sindacalmente in un settore nuovo e in rapida ascesa. Contemporaneamente diventa sempre più forte l’esigenza di unificare tutte le categorie di servizi.
Dopo un fallito tentativo nei primissimi anni ’50, nel marzo del 1960 Filam e Filcea danno vita alla Filcams-Cgil. Il primo segretario generale sarà Alieto Cortesi.
(Terza e ultima parte)

La nascita della Filcams-Cgil
Il sindacalismo dei servizi nel secondo dopoguerra (1944-1960)
di Antonio Famiglietti

di Antonio Famiglietti
Prefazione di Ivano Corraini
Pubblicato nel dicembre 2008
Pagine 208 ISBN: 88-230-1257-8
Prezzo: 10 e

Il volume conclude un lavoro di ricerca che la Filcams-Cgil ha inteso promuovere in occasione del centenario della Confederazione celebrato nel 2006. Si è trattato di saldare un debito con le diverse categorie del commercio, con i lavoratori di alberghi e pubblici esercizi e con quelli di vari servizi come le guardie giurate, le imprese di pulizia, i portieri e le collaboratrici domestiche, che mai erano stati oggetti di studio da parte degli storici del sindacato. Un primo volume, pubblicato nel 2005, ricostruiva i tentativi, per tanti versi eroici, che i lavoratori di queste categorie posero in essere, a partire dalla fine dell’Ottocento, per creare organizzazioni sindacali, autonome da tutele padronali, e si concludeva con la distruzione di queste per mano fascista. Questo secondo lavoro riprende il filo del processo di formazione delle organizzazioni sindacali di queste categorie, nel fuoco delle vicende della Resistenza e, poi, della costruzione delle istituzioni democratiche. Due delle tre organizzazioni di cui qui ci si occupa, la Filcea e la Filam, costituirono la Filcams nel 1960, mentre la Filai vi confluì nel 1974. Sulla base di materiale documentario principalmente tratto dall’Archivio Storico della Cgil in Roma, si sono ricostruiti questi processi politico-organizzativi e, prima, le vicende sindacali vissute da ciascuna di queste categorie: i tentativi di radicarsi nei luoghi di lavoro, i conflitti e i negoziati con la controparte, i rapporti con la Confederazione. Sullo sfondo si intravedono le trasformazioni epocali di questi settori produttivi, nel contesto del più generale cambiamento della società italiana.


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