L’apertura della vertenza generale unitaria su previdenza e fisco lanciata da Cgil-Cisl-Uil, è un primo e significativo risultato ottenuto dalla Cgil, che come Lavoro Società - sinistra sindacale di maggioranza congressuale - abbiamo contribuito a conquistare.
La scelta - non scontata - è stata di sottoporre unitariamente la piattaforma ad un aperto quanto non facile confronto con il mondo del lavoro e dei pensionati, per una verifica del consenso sui contenuti, che possono essere cambiati e migliorati in base a quanto uscirà dal confronto stesso. Il nostro impegno oggi è di realizzare le assemblee in tutti i luoghi di lavoro e nelle leghe SPI, contribuendo al miglioramento e al rafforzamento delle richieste contenute nella piattaforma con alcune proposte da avanzare, con spirito unitario, nei luoghi di lavoro e nell’organizzazione.
Consideriamo questa un’occasione da non perdere, al fine di misurarci e di dare forza e concretezza alla rappresentatività della Cgil e al suo ruolo di sindacato generale e confederale, una funzione disconosciuta e messa sotto attacco dai governi di ieri e di oggi.
Pensiamo che si debba dare continuità alle decisioni che abbiamo assunto come Cgil, se vogliamo risalire la china del consenso restituendo protagonismo alle Rsu e alle lavoratrici e ai lavoratori. Riteniamo che occorra ricostruire gli indispensabili rapporti di forza, per cambiare le politiche sociali di questo governo delle larghe intese che non affronta i nodi veri della crisi e della disoccupazione dilagante, alleato ad una destra che pensa di affrontare il problema del lavoro aumentando ancora la precarietà, e cancellando definitivamente l’articolo 18 e i diritti contenuti nello Statuto dei Lavoratori. Occorre costruire le condizioni per una mobilitazione non di breve durata, se vogliamo realmente cancellare le conseguenze gravi e perverse della controriforma Fornero sul sistema previdenziale e pensio­nistico. Una controriforma imposta e subita che rappresenta una ferita aperta per la Cgil e per il movimento sindacale, perché oltre ad intaccare il sistema previdenziale pubblico in favore di quello privato e assicurativo, cancellando i diritti acquisiti e allungando i tempi e riducendo le coperture economiche per la pensione, ha contribuito all’aumento della disoccupazione, in particolare quella delle giovani generazioni, giunta a limiti socialmente insopportabili. Le manomissioni al sistema previdenziale che si sono succedute in questi anni (da Dini alla Fornero), hanno creato un problema riguardo all’aspettativa pensionistica, incrinando il rapporto di fiducia tra cittadini e Stato. Oggi, con la vertenza generale, abbiamo l’occasione di porre rimedio agli errori e ai limiti di allora.
Previdenza e fisco sono per noi due questioni che, insieme al lavoro che manca, rappresentano i problemi di fondo di un paese in profonda crisi strutturale e industriale, pervaso dall’illegalità e da troppe connivenze politiche e imprenditoriali, avvitato sulle disuguaglianze sociali e di reddito e con un sistema redistributivo della ricchezza fortemente a discapito delle lavoratrici, dei lavoratori, dei pensionati e delle pensionate. Bisogna costruire una mobilitazione di valore generale delle lavoratrici, dei lavoratori, dei pensionati, dei giovani e dei precari.
Condividiamo la piattaforma, ma vogliamo portare al confronto alcune proposte che guardano con attenzione - rispetto al sistema previdenziale - ai precari e ai giovani, ai lavoratori precoci e a quelli che operano in settori “poveri”, puntando al ripristino di un equilibrio contributivo tra le varie tipologie di lavoratori che sono entrati o entreranno nel sistema previdenziale pubblico, al fine di non gravare sul fondo dei lavoratori dipendenti tutti i disavanzi, frutto di distorte gestioni precedenti. In quest’ottica bisogna armonizzare le diverse contribuzioni a quelle dei lavoratori dipendenti, con l’obiettivo che il tasso di sostituzione sia coerente con gli effettivi contributi versati.

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