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Giuseppe Braga nasce a Monza il 7 febbraio 1869; compiuti gli studi elementari, viene avviato al lavoro come tessitore e da tale attività trae il suo sostentamento. Nel 1899 il sottoprefetto di Monza stila una scheda informativa sul Braga in quanto è ritenuto uno dei ‘caporioni’ del partito socialista della zona. Come socialista, è stato consigliere della ‘Lega dei figli del Lavoro’ di Monza (disciolta nel 1886) e della ‘Lega socialista’ (disciolta nel 1893). In questo stesso anno è tra i promotori della fondazione del ‘Circolo elettorale socialista’ e della Camera del Lavoro di Monza (nata il 13 ottobre 1893). La polizia lo ritiene un attivo e indefesso propagandista fra gli operai e i contadini delle idee di giustizia sociale e della lotta di classe, facendo molti proseliti. Prende parte all’organizzazione delle manifestazioni del partito socialista di Monza a sostegno dei moti siciliani dei “Fasci dei lavoratori” (gennaio 1894) e a quelle contro l’avventura coloniale etiopica, specie dopo la tragica sconfitta di Adua (marzo 1896). Gli ultimi quattro anni del secolo (marzo 1896 - dicembre 1900) sono tra i più tumultuosi e tragici della storia dell’Italia unita. Moti di piazza repressi nel sangue, attentati, un regicidio, ed altro ancora, delineano un fine secolo colmo di paura e di sangue ma anche aperto a grandi speranze per il riscatto del proletario. Alcuni di questi fatti clamorosi hanno come epicentro proprio il capoluogo brianzolo e vedono anche la partecipazione del Braga. A Monza il movimento operaio ha già conosciuto la durezza della repressione governativa, ma i fatti del ‘98 superano tutte le esperienze precedenti (persecuzioni, arresti, chiusure delle sedi sindacali, ecc.), perchè toccano l’apice della barbarie con l’uccisione e il ferimento di inermi manifestanti che chiedono la sospensione della partenza per i richiamati alle armi. Essere richiamati significa perdere anche il posto di lavoro. Il popolo monzese, oltre che per questo motivo, manifesta, soprattutto, per condannare i tragici fatti di Milano del 6 maggio 1898. In quel giorno a Milano i soldati hanno sparato contro dei manifestanti, che chiedono la riduzione del prezzo del pane, uccidendone due e ferendone 14, aprendo così quell’abisso di orrore che le successive manifestazioni popolari innescheranno e che culminano con l’ordine di Bava Beccaris di far uso dei cannoni contro la folla con un bilancio finale atroce di almeno 80 morti e 450 feriti (questi i dati ufficiali). Come detto, a Monza il 7 maggio si manifesta ed anche qui la polizia non esita a sparare contro inermi dimostranti (uccidendone 7 e ferendone 18). Una ricostruzione di questi tragici fatti viene fatta da Ettore Reina, segretario della CdL di Monza. Braga per questa sua attività viene arrestato, processato e condannato (come consigliere della Lega socialista a 4 mesi di confino, assolto poi in appello) e a 20 giorni di detenzione per la manifestazione nei tragici fatti del 7 maggio. Dopo i processi e la carcerazione entra a far parte dell’esecutivo della Camera del lavoro di Monza (aprile 1900), divenendone anche il custode. Comincia in questo periodo la sua attività di «gerente», diremmo oggi direttore responsabile, di molte testate sia politiche che sindacali (La Brianza, La Battaglia proletaria, …), tra queste c’è ‘L’Unione organo della classe degli impiegati e commessi di aziende private’ di cui è «gerente» dal 1904 al 1907. E’ cioè responsabile del giornale di categoria negli anni più turbolenti ma anche più significativi per la nascita della Federazione di categoria degli impiegati e commessi di aziende private. Il Braga in quanto responsabile della pubblicazione subisce numerosi processi per gli articoli pubblicati con condanne penali e multe pecuniarie. Nel 1907 si trasferisce a Milano mantenendo i contatti con Monza e continuando a dare il suo contributo al sindacato e all’emancipazione dei lavoratori fino all’affermarsi del fascismo e allo scioglimento di tutte le organizzazioni democratiche.

Per approfondimenti vedi : - «La voce del lavoro: vita di Ettore Reina», di Giuseppe M. Longoni, Roma, Ediesse, 2006, p. 51-73; - «Camerieri, commessi, impiegati… Sovversivi», di Luigi Martini, Roma, Promoart, 2010, p. 27-30;
- “L’Unione”, n. vari.

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