Gli appalti e conseguentemente le condizioni delle lavoratrici e dei lavoratori che vi operano meriterebbero una maggior attenzione da parte dell’intera confederazione e del governo.
Dietro gli appalti e subappalti non ci sono solo lavoratrici e lavoratori, cui spesso vengono negati i diritti previsti dai contratti nazionali, ma l’intervento della criminalità organizzata che vede in un settore, sempre più provato dalla crisi e dalla spending review, la possibilità di intervenire avendo a disposizione liquidità proveniente da attività illecite. La cronaca di tutti i giorni offre numerosi esempi di quanto sta accadendo.
Per questo è importante, soprattutto in un momento come questo, che la Cgil e la Filcams continuino a verificare le normative legislative e contrattuali che le aziende sottoscrivono per partecipare ai bandi di gara, ma che poi non trovano riscontro nella realtà di tutti i giorni.
Il comune di Milano tramite Milano Ristorazione (di cui è proprietaria al 100%) ha appaltato nel 2011 la gestione di servizi di refezione, pulizia, accoglienza e ausiliariato delle scuole di Milano a 4 aziende: B&B, Colocoop, Multiservice e Servizi Integrati.
Queste aziende, alcune certificate SA 8000 (responsabilità sociale d’impresa), si sono impegnate, nell’assumere l’appalto, al rispetto dei contratti nazionali, delle normative a tutela della salute e sicurezza dei lavoratori e al rispetto delle clausole contenute nel contratto di appalto sottoscritto.
Milano Ristorazione deve, come tutti i committenti, verificare ed esigere che le aziende rispettino quanto sottoscritto, irrogando in caso di violazioni provvedimenti che possono arrivare alla rescissione del contratto.
Quindi tutto dovrebbe andar bene per le 1608 lavoratrici (1093 CCNL turismo e 515 CCNL Multiservizi) che garantiscono il servizio di ristorazione ai bambini che frequentano gli oltre 400 gli istituti di scolastici di Milano.
Così però non è. Le aziende stesse hanno ufficializzato su pressione delle OO.SS. che ben 357 delle 1608 lavoratrici (il 22%) sono assunte sotto l’orario minimo contrattuale (15 ore per il turismo e 14 per multiservizi). Dalle loro buste paga risulta però che buona parte di queste lavoratrici è chiamata ogni giorno ad effettuare lavoro supplementare.
Per questo la Filcams, dopo aver concluso negli ultimi mesi un positivo accordo che ha istituito un’indennità specifica per le circa 400 “referenti” dei singoli plessi scolastici, ha definito un piano di azione finalizzato a regolarizzare la posizione inquadramentale di tutte le lavoratrici, non solo di quelle che si rivolgono al nostra o alle altre OO.SS. perché sappiamo quanti siano le paure e i ricatti che queste lavoratrici vivono.
L’obbiettivo è di trasformare un problema personale legato a contratti individuali “volontariamente” sottoscritti dalle lavoratrici in un problema collettivo. Il sindacato deve occuparsi anche di chi non ha le conoscenze e il coraggio di richiedere ciò che gli è dovuto.
Per questo il 13 dicembre abbiamo voluto evidenziare la contraddizione tra il mancato rispetto dei contratti nazionali negli appalti di una città, Milano, la cui l’amministrazione comunale non perde occasione per ribadire la necessità del rispetto delle regole, per denunciare la pervasività del malaffare e delle infiltrazioni della criminalità organizzata nel settore economico.
“Pisapia: la lotta all’illegalità inizia dal rispetto dei contratti negli appalti comunali”: è lo slogan che campeggiava sui volantini e manifesti dell’iniziativa del 13 dicembre.
Dall’amministrazione comunale milanese, dopo la nostra iniziativa, c’è stato ascolto e l’impegno a sollecitare la controllata Milano Ristorazione al rispetto delle leggi.
Ma come diceva Gandhi “i nostri pensieri per quanto buoni possano essere, sono perle false fintanto che non vengano trasformati in azioni”.
Entro il 10 febbraio si terranno gli incontri per verificare con le singole aziende le posizioni di tutte le lavoratrici e verificheremo se alle assicurazioni dateci corrisponderanno i fatti.
In attesa che il governo decida di affrontare i nodi legati ai lavori in appalto, con un occhio non solo ai possibili risparmi (spesso presunti più che reali), ma alle condizioni dei lavoratori che quei lavori sono chiamati a svolgere.
La Filcams, a partire dalle amministrazioni pubbliche, deve mettere tutti i committenti di fronte alle proprie responsabilità affinché non continui a perdurare quella pratica di abbassamento dei salari e dei diritti ormai connaturata alla pratica degli appalti e sub appalti che spesso il sindacato non riesce a contrastare adeguatamente.

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