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Ha fatto il giro d’Italia l’immagine del sindaco messinese Renato Accorinti che alza la bandiera della pace, sul palco della manifestazione delle forze armate nel giorno loro dedicato (il 4 novembre) dalla fine della prima guerra mondiale. Non molti sanno però che Accorinti è stato eletto con una lista di movimento. Si chiama “Cambiamo Messina dal basso”, ed è stata l’espressione elettorale di quello che potremmo definire un laboratorio politico, uno dei tanti sviluppati negli ultimi tempi da una parte all’altra della penisola: da Roma a Brindisi, da Ancona a Pisa, da Brescia a Siena, da L’Aquila a Firenze, da Feltre a Imperia. Esattamente 21 in tutto, riuniti nella Rete dei Comuni Solidali, e accomunati dall’idea di operare sul territorio per favorire una nuova partecipazione dei cittadini alla vita politica.
Fra gli obiettivi dichiarati di queste esperienze, ci sono quelli di mettere in comune buone pratiche amministrative, creare forme di cooperazione, e costruire risposte collettive a una crisi che colpisce sempre più i comuni e i suoi abitanti, stretti fra i tagli agli enti locali e i vincoli di patti di stabilità ormai rinominati “patti di stupidità”. Il senso politico di queste iniziative è quello di ribaltare la prospettiva con cui si è abituati a veder governati i comuni: in parole povere si tratta di passare dalla “città delle clientele” e dei poteri economicamente più forti, a una città che indirizza la sua azione verso coloro che più sono a rischio di esclusione sociale: bambini e anziani, precari e cassintegrati/disoccupati, migranti e studenti.
Ben diversamente dal “partito dei sindaci”, di chiara natura personalistica, che appare in controluce fra le opzioni programmatiche di Matteo Renzi nella sua corsa alla segreteria del Pd, le liste di movimento (o di cittadinanza che dir si voglia) hanno l’ambizione di migliorare la qualità della vita nelle città, attraverso un’azione amministrativa che segue i principi del diritto ad abitazioni dignitose; di una gestione sociale e non privatistica del territorio; di politiche pubbliche per la scuola e gli altri servizi basilari come l’acqua, i rifiuti, i trasporti. Si tratta insomma di recuperare, attualizzandola, quella tradizione di welfare municipale che ha segnato le migliori stagioni del secondo dopoguerra.
Nel convocare la tre giorni di lavoro che si è svolta la settimana scorsa a Pisa, le liste di movimento evidenziano: “Siamo governati da politiche europee di austerità che producono l’impoverimento di un numero sempre maggiore di persone, generando sfiducia, isolamento e paura, con una dinamica che indebolisce sempre di più il tessuto sociale e contribuisce a peggiorare la qualità della vita”. Una nitida fotografia dell’esistente, davanti al quale si offre una prospettiva che parte dall’attivismo sociale e dalle pratiche dei beni comuni – spazi socioculturali compresi – per delineare esperienze amministrative di segno opposto.

 

Le città in Comune

Le liste di movimento avviano una collaborazione, con tre campagne sui temi dell’austerità, dei beni comuni e del recupero del territorio che saranno poste all’attenzione dei cittadini, attraverso iniziative da mettere in atto sia dentro che fuori i palazzi comunali. E’ questo il risultato della tre giorni pisana “Un’altra musica in Comune”, l’appuntamento promosso dalle liste di cittadinanza già attive in una ventina di centri della penisola, al termine del quale è stato deciso di coordinare le proprie azioni politiche e amministrative lungo tre direttrici principali.
La prima, antiausterità, chiede di fatto una disobbedienza attiva al patto di stabilità, i cui vincoli di bilancio sono da considerare superati, almeno rispetto al dovere dei sindaci di lavorare sull’emergenza sociale e di tutelare l’assetto idrogeologico del territorio e la sicurezza delle scuole. Sul fronte dei beni comuni invece si va avanti nella richiesta della ripubblicizzazione e della trasparenza nella gestione dei servizi essenziali, dall’acqua ai trasporti e ai rifiuti. Anche in questo caso le modalità di azione passano sia fuori dal palazzo, attraverso mobilitazioni di piazza e iniziative pubbliche di sensibilizzazione, che al suo interno, con interrogazioni, proposte di delibere e di modifiche degli Statuti comunali.
Quanto alla terza direttrice, il recupero del territorio deve essere accompagnato dalla sua valorizzazione sociale, attraverso il riutilizzo del patrimonio immobiliare dismesso: a partire dalle caserme, ma tenendo conto anche dei tanti immobili privati in condizioni di degrado, da recuperare con la contestuale creazione di lavoro, attività culturali e nuovo welfare municipale. Non per caso, le liste di movimento hanno deciso di aderire alla campagna contro la povertà “Miseria Ladra” promossa da Libera, e si sono date il nome di “Le Città in Comune”. Questo per sottolineare che le città sono di coloro che le abitano, con i servizi essenziali e gli spazi pubblici che devono essere proprietà collettive da amministrare per il bene di tutti e non dei soliti poteri forti, banche e costruttori in primis.

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