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Il Tar della Lombardia ha bocciato il ricorso del Forum dei movimenti per l’acqua e della Federconsumatori, contro l’inserimento nel sistema tariffario della voce “costo della risorsa finanziaria”. Una voce che di fatto ha riportato in bolletta, sia nel 2012 che nel 2013, la remunerazione del capitale del 7% cancellata dal voto di 27 milioni di italiani. “Prendiamo atto della sentenza - commenta Corrado Oddi del Forum – certo la decisione si muove lungo le direttrici del pensiero economico dominante. Quello per cui l’acqua è una merce, e il servizio idrico va consegnato al mercato”.
Comunque i movimenti per l’acqua non arretrano: “Ribadiamo che il metodo tariffario predisposto dall’Authority viola palesemente l’esito del secondo referendum sul servizio idrico del giugno 2011, quello che ha abrogato la remunerazione del capitale investito nelle tariffe”.
Invece i giudici amministrativi ritengono che dopo il referendum, senza l’intervento dell’Authority, sarebbe stato applicato il vecchio, ancor più sfavorevole metodo tariffario del 1996. In dettaglio, il Tar scrive: “L’ipotetico annullamento della delibera 585/2012 (quella dell’Authority che regolava “transitoriamente” la tariffa del servizio idrico integrato, ndr) non porterebbe di per sé a un risultato utile per le associazioni. Non essendo immaginabile una sorta di vuoto normativo tariffario, avrebbe avuto applicazione il regime del Dm del 1996, in attesa dell’intervento di regolazione”. Attribuito nell’autunno 2011 all’Aeeg.
Fra le tante, a mancare nella sentenza del Tar è la spiegazione di come l’Authority, formalmente indipendente ma i cui membri sono di fatto nominati da governo e parlamento, possa elaborare un (pur transitorio) metodo tariffario che fa rientrare dalla finestra, sotto la voce “oneri finanziari”, quella remunerazione del capitale cancellata da un referendum che ha rilevanza costituzionale. Di qui la durissima presa di posizione del Forum: “Questa decisione assume un significato che va ben al di là del contenuto specifico del ricorso, e attiene maggiormente a principi quali il rispetto degli strumenti di democrazia diretta garantiti dalla Costituzione, il rispetto della volontà popolare”.
La mobilitazione, assicurano i movimenti per l’acqua, non si fermerà. Non è escluso (anzi) un ricorso al Consiglio di Stato. Intanto però si procede secondo le logiche del mercato e del profitto, vedi la recente deliberazione con la quale l’Aeeg ha approvato metodologia e procedure per le tariffe 2014-2015. In risposta, il Forum andrà avanti nelle campagne di “obbedienza civile” per non pagare in bolletta la remunerazione del capitale, e per l’effettiva ripubblicizzazione del servizio idrico.

Privatizzatori all’attacco

Da una parte i movimenti per l’acqua possono contare su prese di posizione importanti. Ad esempio il Consiglio regionale del Lazio ha recentemente approvato una specifica legge che fissa alcuni meritori principi di fondo. E crea addirittura un fondo per incoraggiare la ripubblicizzazione del servizio idrico, in quei (non pochi) comuni dove la gestione è attuata con norme privatistiche o affidata alle multinazionali. “L’acqua è un bene naturale e un diritto naturale universale” c’è scritto nel provvedimento che pone il divieto di fini lucrativi. Prevedendo invece la possibilità per i comuni di organizzarsi in consorzi, e affidare la gestione delle risorse idriche anche a società di diritto pubblico.
Sul fronte opposto, i privatizzatori non demordono. Sono agevolati dalla decisione del Tar della Lombardia di bocciare i ricorsi del Forum dei movimenti per l’acqua e della Federconsumatori sul profitto garantito (7%) per i capitali investiti nel settore. Ma anche dal colpevole immobilismo degli organi costituzionali che dovrebbero rispettare e far rispettare il voto di 27 milioni di italiani. Cioè dai quattro governi che si sono succeduti dal giugno 2011 ad oggi - guidati da Silvio Berlusconi, Mario Monti, Enrico Letta e Matteo Renzi – e dalle forze politiche (Pdl poi diviso in Fi e Ncd, Pd, Sc e Udc) che hanno sostenuto gli esecutivi. Quanto a Giorgio Napolitano, che pure dovrebbe essere garante della Costituzione e dei suoi strumenti attuativi, fra i quali i referendum, il suo silenzio fa impressione.
Così, al convegno dell’Aifi (l’associazione che rappresenta i fondi e le società “che operano attraverso il capitale di rischio, investendo in aziende con l’assunzione, la gestione e lo smobilizzo di partecipazioni prevalentemente in società non quotate”), un socio forte come Vito Gamberale ha spiegato a chiare lettere: “L’Italia deve dare origine a una grande aggregazione nell’acqua e nei rifiuti. Il ruolo di aggregatore non può essere assolto dallo Stato, per carenza di finanza pubblica. Dunque la gestione può essere perseguita solo attraverso la finanza privata”. Per la cronaca, il convegno ha avuto per titolo “Finanziare la ripresa”. In questa ottica, Gamberale è stato altrettanto esplicito: “Auspico che il governo Renzi vada avanti con le privatizzazioni, e punti proprio sulle multiutility locali”.

Nel percorso congressuale che porterà a quello nazionale della Cgil è adesso il tempo dei congressi delle categorie nazionali; preminente, per noi, è quello della Federazione italiana lavoratori commercio mensa e servizi (Filcams), 14° della serie, che si terrà a Riccione dal 9 all’11 aprile 2014. E’ superfluo ribadire l’importanza dell’appuntamento congressuale che è per la Cgil e le sue categorie la massima istanza di indirizzo programmatico e organizzativo, specialmente in questo frangente di acutissima crisi socio-economica che investe il nostro paese.
Riteniamo utile, in occasione di questo importantissimo appuntamento, riepilogare in un quadro di estrema sintesi la successione dei Congressi della Filcams (dalla sua fondazione ad oggi) e di indicare i componenti le segreterie nazionali che si sono susseguite nel tempo alla guida della categoria.
La Filcams nacque nel 1960 dalla fusione di due categorie: la Filcea (Federazione italiana lavoratori commercio e aggregati) e la Filam (Federazione italiana lavoratori albergo e mensa). A queste si aggiunsero successivamente la Fiarvep (Federazione italiana agenti rappresentanti viaggiatori e piazzisti) e la Filai (Federazione italiana lavoratori ausiliari dell’impiego) rispettivamente nel 1966 e nel 1974.
La nascita e la numerazione dei congressi prende comunque l’avvio dalla prima fusione del 1960.

1° Congresso Nazionale Filcams – Roma, 18-21 marzo 1960 - Segretario generale: Cortesi Alieto; segretari: Faggi Gaetano, Gotta Domenico, Leoni Dante, Peracchi Giovanni.
2° Congresso Nazionale Filcams – Bologna, 9-12 aprile 1964 - Segretario generale: Cortesi Alieto; segretari: Banchieri Domenico, Gotta Domenico, Leoni Dante, Palazzi Gastone.
3° Congresso Nazionale Filcams – Viareggio, 19-22 marzo 1970 - Segretario generale: Gotta Domenico; segretari: Banchieri Domenico, Gualandi Irea, Malaguti Gastone, Mancini Luciano.
4° Congresso Nazionale Filcams – Montecatini (PT), 23-27 aprile 1974 - Segretario generale: Gotta Domenico; segretario gen. aggiunto: Pascucci Gilberto; segretari: Bernardini Gian Franco, Della Rosa Franco, Malaguti Gastone, Zaza Michele.
5° Congresso Nazionale Filcams – Montecatini (PT), 26-29 aprile 1977 - Segretario generale: Gotta Domenico; segretario gen. aggiunto: Pascucci Gilberto; segretari: Della Rosa Franco, Di Gioacchino Roberto, Malaguti Gastone, Valugani Maria Teresa.
6° Congresso Nazionale Filcams – Roma, 19-22 ottobre 1981 - Segretario generale: Pascucci Gilberto; segretario gen. aggiunto: Di Gioacchino Roberto; segretari: Della Rosa Franco, Malaguti Gastone, Valugani Maria Teresa.
7° Congresso Nazionale Filcams – Genova, 5-8 febbraio 1986 - Segretario generale: Pascucci Gilberto; segretario gen. aggiunto: Di Gioacchino Roberto; segretari: Conti Salvatore, Corraini Ivano, Mancini Giuseppe, Marconi Pietro, Piacenti Luigi, Valugani Maria Teresa.
8° Congresso Nazionale Filcams – Pugnochiuso (FG), 9-11 maggio 1988 - Segretario generale: Pascucci Gilberto; segretario gen. aggiunto: Di Gioacchino Roberto; segretari: Conti Salvatore, Corraini Ivano, D’Aloia Giuseppe, Ferretti Sandra, Mancini Giuseppe, Marconi Pietro.
9° Congresso Nazionale Filcams – Chianciano (SI), 10-12 ottobre 1991 - Segretario generale: Amoretti Aldo; segretario gen. aggiunto: Ruffolo Pietro ; segretari: Bagatin Renata, Corraini Ivano, D’Aloia Giuseppe, Ferretti Sandra, Panozzo Gennaro, Piacenti Luigi.
10° Congresso Nazionale Filcams – Salsomaggiore, 17-19 giugno 1996 - Segretario generale: Amoretti Aldo; segretario gen. aggiunto: Ruffolo Pietro; segretari: Corraini Ivano, Franceschini Antonietta, Panozzo Gennaro, Piacenti Luigi.
11° Congresso Nazionale Filcams – Roma, 22-24 gennaio 2002 - Segretario generale: Corraini Ivano; segretari: Caravella Carmelo, Carlini Lori, Franceschini Antonietta, Meschieri Marinella, Perin Bruno, Romeo Carmelo, Scarpa Maurizio, Treves Claudio.
12° Congresso Nazionale Filcams – Palermo, 14-16 febbraio 2006 - Segretario generale: Corraini Ivano; segretari: Caravella Carmelo, Carlini Lori, Meschieri Marinella, Romeo Carmelo, Scarpa Maurizio.
13° Congresso Nazionale Filcams – Riccione, 19-21 aprile 2010 - Segretario generale: Martini Franco; segretari: Elisa Camellini, Maria Grazia Gabrielli, Giuliana Mesina, Andrea Righi, Cristian Sesena.

Continuano a crescere le adesioni al movimento di autoconvocati contro la legge Fornero sulle pensioni: sono ormai oltre 300 le Rsu unitarie che hanno aderito e si stanno attivando con le iniziative decise dalle riunioni del coordinamento nazionale, riunitosi l’ultima volta lunedì 31 marzo a Firenze: anche in questa occasione la partecipazione è stata elevata con delegazioni provenienti da tutte le Regioni.
La discussione ha ripreso i punti qualificanti della proposta sulla base dei quali è stato costruito l’appello che chiamava alla mobilitazione le Rsu autoconvocate: il ripristino delle precedenti anzianità anagrafiche per l’accesso alla pensione di vecchiaia (60 anni) e la possibilità di accedere volontariamente alla pensione di anzianità con 40 anni di contribuzione, con riduzioni rilevanti dell’età di pensione per i lavori usuranti; l’eliminazione dei coefficienti automatici di riferimento all’età pensionabile, legati alla speranza di vita media nella società; la revisione dei coefficienti di trasformazione dei contributi in pensioni in modo che queste possano assicurare una vita dignitosa.
Le oltre 300 adesioni riguardano ormai tutto il territorio nazionale e tutti i settori lavorativi; inoltre, si tratta di Rsu che aderiscono nella loro composizione unitaria. Da sempre gli avanzamenti più significativi per i lavoratori e le lotte più riuscite hanno avuto un carattere unitario; la stessa riuscita nella costruzione di un movimento diffuso impone la messa al bando di ogni atteggiamento settario che condannerebbe alla marginalità una mobilitazione che, al contrario, vuole assumere caratteri popolari.
Si tratta di una iniziativa che si inserisce nell’ambito della più generale ripresa della lotta di classe che, finora, ha quasi sempre assunto le forme di resistenze e risposte puntuali nelle singole vertenze le quali, di volta in volta, si aprivano a livello di specifica fabbrica o settore; vertenze per lo più difensive. Stavolta, invece, si tratta di un obiettivo aggregante e di offensiva: il tema delle pensioni accomuna tutti i lavoratori (del settore privato e del pubblico impiego, delle grandi fabbriche e delle piccole imprese, uomini e donne, giovani e anziani) e si propone specificamente di realizzare momenti di unione avanzati contro i tentativi di dividere e contrapporre i lavoratori tra loro.
Il potenziale di questa lotta è estremamente significativo e le Rsu che hanno aderito, sia per numero che per significato (ci sono i più grandi gruppi industriali: Ilva, Electrolux, Marcegaglia, Fincantieri petrolchimici e raffineria, presto anche il Gruppo Fiat; grandi presidi di pubblico impiego come i Comuni di Milano, Torino, Roma, sedi Inps e strutture sanitarie, Telecom e multiutilities ecc.) lasciano presagire una grande capacità di coinvolgimento e mobilitazione dei lavoratori.
Per questo la prima decisione assunta dal Coordinamento nazionale di Firenze riguarda proprio il coinvolgimento dei lavoratori dei luoghi di lavoro le cui Rsu hanno aderito all’iniziativa. Le rappresentanze sindacali unitarie, infatti, nel mese di aprile organizzeranno assemblee nei rispettivi luoghi di lavoro sul tema della riforma Fornero e del movimento di autoconvocati che si è costituito per contrastare tale riforma; in tali occasioni verrà approvato un ordine del giorno e si darà impulso allo strumento della petizione popolare. La prima assemblea si è tenuta alla Raffineria Ies-Mol di Mantova, mentre altre sono già in fase organizzativa.
La seconda indicazione ha riguardato la petizione popolare: la raccolta firme nei luoghi di lavoro in cui è stata fatta ha raggiunti livelli altissimi di adesione, in alcuni casi addirittura del 100% dei lavoratori. Per questo va intensificata sia nei luoghi di lavoro che ancora non si sono attivati, sia a livello territoriale (nei quartieri, davanti ai supermercati, nelle piazze) in modo da coinvolgere quelle figure sociali non raggiungibili in fabbrica o in ufficio (pensionati, disoccupati, lavoratori atipici, studenti ecc.).
La terza decisione assunta riguarda l’organizzazione di presidi da tenersi in tutti i territori lo stesso giorno: venerdì 16 maggio si manifesterà davanti alle sedi Inps e alle Prefetture di tutta Italia cominciando così a dare visibilità alla campagna.
Da ultimo: la seconda assemblea nazionale del movimento si terrà sabato 31 maggio. Sarà l’occasione per fare il punto del lavoro sin qui svolto (a partire da quello fatto nei luoghi di lavoro e nei territori), per valutare lo stato delle interlocuzioni aperte (con sindacati, partiti, istituzioni), e per lanciare le nuove iniziative di mobilitazione.

Negli ultimi tre decenni, le vicende economiche e sociali hanno fornito insegnamenti che non possono essere elusi. La particolare instabilità dei sistemi finanziari da cui dipendono le prestazioni dei fondi pensione privati a capitalizzazione e i costi di gestione strutturalmente minori dei sistemi pensionistici pubblici a ripartizione confermano la necessità di arrestare la tendenza alla privatizzazione dei sistemi pensionistici.
E’ arrivato dunque il momento di ristabilire il fatto che per motivi sia di equità sociale che di convenienza economica, al sistema pensionistico pubblico spetta il compito di garantire una copertura sufficiente a tutti i lavoratori che abbiano maturato un’adeguata presenza nel mercato del lavoro. I fondi pensione privati possono invece fornire una copertura facoltativa e aggiuntiva (non sostitutiva) a chi è in grado di effettuare risparmi ulteriori a fini previdenziali. La gestione delle risorse finanziarie dei Fondi pensione privati dovrebbe comunque essere incentivata a favorire lo sviluppo del Paese.
Tuttavia, l’assetto attuale del sistema pensionistico pubblico non gli consente di svolgere le funzioni economiche e sociali che gli spettano.
Mentre la sostenibilità finanziaria del sistema pensionistico pubblico è stata messa in sicurezza già da circa 15 anni, rendendolo addirittura la riserva finanziaria del bilancio statale (il saldo tra le entrate contributive e le spese pensionistiche previdenziali al netto delle ritenute fiscali è positivo dal 1998 e nell’ultimo anno è stato di 24 miliardi di euro), sta maturando una vera e propria bomba sociale costituita dalla impossibilità di offrire una copertura pensionistica adeguata alla generalità dei lavoratori.
Per rimuovere gli ostacoli esistenti è necessario che nel metodo di calcolo contributivo vadano inseriti alcuni meccanismi solidaristici, pur nel rispetto degli equilibri finanziari e della trasparente distinzione tra componenti previdenziali e assistenziali.
D’altra parte, per eliminare le redistribuzioni inique che invece lo caratterizzano, i coefficienti di trasformazione utilizzati per il calcolo delle prestazioni vanno differenziati in rapporto alle diverse aspettative di vita connesse alle condizioni sociali e di lavoro.
Occorre tener conto della situazione sempre più diffusa di quanti hanno già avuto e avranno una contribuzione insufficiente a maturare una pensione adeguata. Nel calcolo della pensione, la storia contributiva da considerare dovrebbe includere anche i periodi di disoccupazione involontaria e rivalutare i contributi versati nei periodi di vigenza di aliquote inferiori a quelle attuali.
La mancata o parziale indicizzazione delle pensioni all’inflazione non può più essere, come invece sta avvenendo, lo strumento di tagli indiscriminati e regressivi ai redditi da pensione.
Va affrontato e risolto strutturalmente il problema dei lavoratori cosiddetti esodati che, a seguito dell’improvviso e consistente aumento dell’età di pensionamento, non hanno e/o non avranno per diversi anni né un reddito da lavoro né una pensione. A tal fine occorre rivedere le modalità che regolano l’età pensionabile di riferimento, differenziandola in base all’usura delle mansioni svolte nella vita lavorativa e reintrodurre la flessibilità di scelta senza ulteriori penalizzazioni oltre quanto già insito nel sistema di calcolo contributivo. Si devono rispettare gli accordi di pensionamento anticipato già contrattati tra lavoratori, imprese e Pubblica Amministrazione. Va corretto anche il rigido automatismo dell’aumento dell’età di pensionamento legato alla speranza di vita.
Per quanto riguarda i fondi pensione, la loro gestione deve essere improntata: a privilegiare la sicurezza e la stabilità delle prestazioni, ad evitare ogni conflitto d’interesse a danno degli iscritti e, compatibilmente con questi obiettivi prioritari, a contribuire alla crescita e allo sviluppo del Paese.
A quest’ultimo riguardo va tenuto presente che tutti i fondi pensione della previdenza complementare attualmente gestiscono un patrimonio di 113 miliardi di euro, che è costantemente in crescita, ma circa il 70% è allocato all’estero. Sarebbe auspicabile che una parte maggiore delle risorse da essi gestite rimanesse nel nostro paese e contribuisse a migliorare le sue strutture produttive e sociali. A tal fine, sindacati, imprese e stato potrebbero concordare nuove possibilità d’investimento dei fondi costituite da attività creditizie pensate ad hoc verso la Pubblica amministrazione da cui derivare rendimenti più stabili e sicuri. I capitali così avviati verso la Pubblica amministrazione dovrebbero avere una destinazione condivisa volta a potenziare e rinnovare le infrastrutture sociali e produttive del nostro sistema economico la cui arretratezza è all’origine del nostro «declino» anche culturale e civile.
Dunque, Stato lavoratori e imprese, collaborerebbero nella definizione di un Piano di sviluppo economico e sociale del Paese nonché di ampliamento della democrazia economica istituzionale, utilizzando risparmio previdenziale raccolto dai fondi pensione che comunque beneficerebbero di rendimenti più certi.
La domanda aggiuntiva e qualificata alimentata dagli investimenti operati mediante questo Piano darebbe un valido contributo all’attività delle nostre imprese, all’occupazione e alla qualità, quantità e stabilità della crescita.

C’è un problema grande come una casa. Si chiama comunicazione, specialmente con le nuove generazioni. Per chi fa sindacato, per chi vuole rappresentare gli interessi dei lavoratori, è essenziale. Nella cassetta degli attrezzi di un buon sindacalista devono esserci gli strumenti per coinvolgere i neo-assunti così come gli anziani, quelli con anni di esperienza alle spalle. La Filcams-Cgil della Lombardia è riuscita ad aumentare i propri iscritti in un momento non certo facile per tutte le organizzazioni sindacali. Con una crisi che continua a mordere e a ferire il lavoro, facendo crescere in misura esponenziale precari, cassintegrati e disoccupati a tutti gli effetti. “Nella ricca Lombardia – osserva Gian Mario Santini, segretario generale Filcams nella Regione - dal 2008 ad oggi abbiamo perso 500.000 posti di lavoro e l’uso degli ammortizzatori sociali non riesce più ad accompagnare fino all’auspicata ripresa, sprofondando sempre più famiglie verso la povertà”.
La fotografia della società italiana scattata dal palco dell’auditorium Alberione di Milano, durante l’XI congresso della Filcams lombarda è nitida. E non mette di buon umore. Lavoratori e lavoratrici del commercio e dei servizi – da chi fa i turni nel Mc Donald’s e nelle mense a chi lavora per le grosse catene di abbigliamento (Zara, Rinascente, Oviesse) – lanciano un corale grido di allarme, che non si disperde certo nel vento di questa pur tormentata stagione. “Anni di distorsione del mercato del lavoro pesano ma, come diceva Roberta Griffini, giovanissima funzionaria della Filcams di Milano, in uno dei tanti importantissimi interventi che abbiamo potuto annoverare – ricorda dal palco Santini – se la precarietà diffusa, le penalizzazioni contrattuali per i neo assunti e la crisi hanno inciso in profondità, non sono solo i precari ad avere difficoltà nel sentirsi rappresentati”. Dunque, c’è un problema grande come una casa. Si chiama comunicazione, vuol dire fare circolare le informazioni anche in modo nuovo, anche con l’utilizzo della rete e dei media per favorire la partecipazione di tutti, sia dentro che fuori dalle assemblee sindacali. All’auditorium Alberione incontri tre giovani delegati che si sono già fatti apprezzare, visto che hanno organizzato una piazza mediatica a disposizione dei tanti lavoratori bisognosi di risposte agli interrogativi legati al lavoro nel settore del commercio e dei servizi. La pagina facebook si chiama “Addetti ‘IN’ Vendita” con sottotitolo “i lavoratori che non sono in sottocosto, Filcams Milano”. Gli amministratori, Carlo Cerliani, Thomas Di Blasi e Giorgia Evangelista sono degli under trentacinque con le idee chiare. Cerliani lavora da Dps Trony e nel cosiddetto tempo libero programma corsi di formazione per neodelegati Filcams. “La pagina facebook è una sorta di ufficio informazioni sempre aperto, dove si possono trovare notizie sui contratti, sulle vertenze, insomma sull’attività quotidiana della Filcams lombarda”. Anche la Trony, come tante altre aziende, ha fatto ricorso ai contratti di solidarietà. Effetto diretto di una crisi che si rispecchia nei punti vendita che chiudono, nei periodi di cassa integrazione, nei piani di “ristrutturazione” che tendono invariabilmente a tagliare gli addetti. Se Cerliani è impiegato alla Trony, Di Blasi lavora per un’altra catena di elettronica di consumo, la Marco Polo Expert. “La nostra pagina facebook in poco tempo ha guadagnato 353 i like – sottolinea - Può attingerci chiunque abbia bisogno di avere informazioni. Indubbiamente è un modo per mettere in contatto realtà lavorative molto distanti e diverse fra loro. Non sempre è possibile vedersi di persona”. Cerliani aggiunge che gli “Addetti ‘In’ Vendita” sono anche “un modo per fare avvicinare alla Filcams nuovi lavoratori che altrimenti non potrebbero conoscere le attività del sindacato”. Il commercio è un universo di realtà grandi, medie, piccole e piccolissime, non tutti hanno a disposizione gli strumenti per tutelarsi.
Fra i tanti post uno sfondò i duemila mi piace, parafrasava, lasciando inalterata la grafica, il “via tutto” di Trony con il “via tutti” (i lavoratori, s’intende). Per fortuna la vertenza finì con la stessa velocità con cui si era manifestata. Chissà, forse anche gli “Addetti ‘In’ vendita” hanno avuto un ruolo. Giorgia Evangelista è un’addetta delle mense, racconta con soddisfazione di un’iniziativa che ha avuto successo. “Obiettivo sul lavoro delle donne è stato un concorso fotografico partecipatissimo, nato con l’intento di rappresentare il mondo femminile attraverso ‘l’occhio-obiettivo’ degli uomini. Un inno a quella parità di genere tanto declamata quanto poco rispettata nella pratica”. E visto che in Filcams sono più le iscritte degli iscritti, viva le donne.