Claudia Nigro: "Il futuro della Filcams di Brindisi è anche nel 'delegato sociale'" - di Frida Nacinovich

Giovane, donna, preparata: è l’identikit delle nuove leve della Filcams Cgil. Claudia Nigro, trentasei anni, ha gli occhi che brillano, anche di emozione. Meno di due mesi fa è stata eletta segretaria generale della Filcams di Brindisi. Le rubiamo dieci minuti di tempo, prima che inizi il direttivo nazionale. Ha appena partecipato a un incontro sul settore terziario per approfondire il contesto e le prospettive della contrattazione, alla luce del rinnovo del contratto della Distribuzione moderna organizzata (Dmo) tra i sindacati confederali e le centrali cooperative. Un argomento complesso, in cui il sindacato chiede di rilanciare e rafforzare il sistema delle relazioni per tradurre la ripresa in crescita economica, migliorare il valore reale dei salari e la qualità del lavoro. “Abbiamo fatto qualche passo avanti - racconta - ma ci sono ancora tanti nodi da sciogliere: dalla flessibilità ai ritmi di lavoro, fino agli orari spezzati che incidono pesantemente sulla vita degli addetti del settore. Poi c’è da discutere della durata dei contratti e della loro effettiva applicazione. Insomma c’è tanta carne al fuoco, partendo dal presupposto, per noi fondamentale, che senza redistribuzione della ricchezza non si va da nessuna parte”. Sono sufficienti queste poche parole, per capire che sono bastati dieci anni in Cgil a fare di Claudia Nigro una sindacalista attenta e al passo con i tempi. “La crisi non è finita - sottolinea - lo vediamo dalle difficoltà di importanti player della grande distribuzione organizzata come ad esempio la Coop, che sta ‘discountizzando’ lo stesso lavoro dei suoi addetti, nel tentativo di superare i problemi economici”.

Come hai scoperto il sindacato? Dai banchi dell’università?
“Certo, si può dire che sono passata dal movimento studentesco al sindacato. Il mio è stato anche un percorso politico. Ho iniziato a conoscere la Cgil occupandomi di lavoro precario, nel Nidil. Era il 2008, e di lì a poco sono diventata la responsabile della Camera del lavoro brindisina per le politiche giovanili. Ricordo volentieri che tre anni fa abbiamo battezzato un progetto che sta vedendo fianco a fianco Nidil e Filcams, con l’obiettivo di far emergere il lavoro nero, e quello grigio, in un settore ‘complicato’ come quello del turismo. In Puglia la stagionalità dell’occupazione è molto alta, e non è facile garantire diritti e tutele adeguate ai tantissimi giovani che, nel periodo estivo, vengono chiamati a lavorare garantendo, con la loro opera quotidiana, il funzionamento dell’intera filiera turistica, che va dagli alberghi ai ristoranti, fino agli stabilimenti balneari”.

Così alla fine sei entrata in Filcams.
“Esatto. Nell’ottobre del 2017 sono entrata ufficialmente in Filcams. E appena un anno dopo sono stata eletta segretaria al congresso provinciale di categoria. Una grande emozione. Amedeo Montagna, il segretario uscente, è riuscito, in pochissimo tempo, a fornirmi gli strumenti necessari e le lenti adatte per leggere i processi in corso, i problemi da affrontare. Il lavoro da fare è sicuramente tanto. Tantissimo”.

Domanda d’obbligo, di fronte al governo giallo-verde cosa pensa, e cosa fa, la Filcams?
“Lo confesso, non di rado mi è capitato di arrivare alle assemblee e dover ricalibrare l’intervento che avevo in mente di fare. Negli anni è cambiato quasi tutto. È andato svanendo quel senso di appartenenza che faceva sentire gli iscritti e i quadri legati a un preciso schieramento politico, quello di centrosinistra. Adesso c’è un po’ di disorientamento, ma soprattutto grande attenzione a quello che il nuovo governo riuscirà a mettere in campo. Di promesse Salvini e Di Maio ne hanno fatte tante...”.

La promessa di superare jobs act e legge Fornero può incontrare il sostegno anche di lavoratori sindacalizzati, che ben conoscono la genesi della crisi e l’hanno vissuta sulla loro pelle?
“Beh, facendo un esempio posso dire che il più grande partito di opposizione (Pd, ndr) non ha avuto una pensata intelligente a criticare da destra il ‘decreto dignità’. Come Camera del lavoro - perché non c’è mai una segretaria sola al comando - abbiamo pensato di dar vita a veri e propri corsi di formazione. Vogliamo ripartire dai valori della Cgil, anche tornando indietro a quando è nata, perché è nata, cosa significava e significa tutt’ora esserne iscritti. La Cgil e la Filcams non devono tanto criticare, quanto decostruire i castelli di sabbia eretti da Lega e Cinque stelle. Bisogna essere molto meticolosi e attenti per fare buona informazione. Ci sono aspettative su ‘quota cento’, ad esempio, ma bisogna spiegare bene chi, e a quale prezzo potrà usufruirne. All’opposto abbiamo molte lavoratrici giovani che alla pensione non ci pensano, e anche loro vanno istruite sulla necessità di conquistare diritti e tutele per il futuro”.

Guardando all’ultimo rapporto del Censis, possiamo dire che, vista dal Mezzogiorno, la realtà italiana è ancora più difficile e complicata che nel resto della penisola?
“Senza dubbio. Ma proprio questa realtà difficile e complicata ci ha portato a sperimentare nuove formule, nuovi strumenti per tenere insieme il mondo del lavoro, sempre più spesso povero, e quello del non lavoro. Nella mia relazione programmatica ho detto che ci dobbiamo attivare per consolidare la figura dei ‘delegati sociali’. Il ‘delegato sociale’ deve essere in grado di dare risposte al lavoratore povero, al precario, a chi il lavoro lo ha perso. Far conoscere quali sono i servizi sociali attivi per integrare il reddito. Più in generale, avere una consapevolezza di classe per fare informazione a 360 gradi sui contratti, su come chiedere l’Isee al Caf della Cgil, su come ottenere i ticket per i bambini che vanno a scuola, gli abbonamenti per il trasporto pubblico e tanto altro ancora”.


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