Voucher e appalti, un decreto non è una legge - di Riccardo Chiari

Nel 2016 i dati Inps indicano che i voucher venduti sono stati 134 milioni, il 24% in più rispetto all’anno precedente. Numeri enormi, l’effetto diretto di quella progressiva deregolamentazione del mercato del lavoro che è arrivata al suo apice con l’estensione dell’utilizzo dei voucher in quasi tutti i comparti produttivi. Eppure non si sa ancora se ci sarà la possibilità, con il referendum, di cancellarli. Perché il governo, con un decreto legge ad hoc, ha messo un punto interrogativo sulla consultazione. Ma può bastare un decreto legge? La Cgil non ne è convinta, e sul punto Susanna Camusso osserva: “I nostri referendum sono una battaglia che intendiamo condurre per riscrivere il diritto del lavoro in questo paese. Abbiamo visto positivamente la scelta del governo di abrogare sia la legge sui voucher, sia la cancellazione della responsabilità solidale, ripristinando un principio di civiltà nel sistema degli appalti. Ma la nostra mobilitazione continua fino a quando ciò non sarà tradotto in una legge, perché un decreto è un provvedimento temporaneo”.

Così la mobilitazione referendaria sta andando avanti. Intanto la conferenza dei capigruppo della Camera ha stabilito che il decreto sui voucher andrà in aula il 5 aprile, e il voto finale per la conversione in legge è stato fissato per il giorno seguente, il 6 aprile. Ma anche dopo l’ipotetica approvazione ci sarà bisogno di attendere le decisioni della corte di Cassazione, il cui Ufficio centrale ha il compito di verificare che il dettato della norma, nella sua versione definitiva e quindi dopo la conversione in legge, risponda in toto al quesito referendario, così da accertare che non sia più necessaria la consultazione popolare.

Non per caso, la Cassazione ha fatto ufficialmente sapere: “Preso atto che il decreto legge 17 marzo 2017 numero 25 ha abrogato le disposizioni di legge oggetto dei referendum i cui comizi sono stati convocati per il prossimo 28 maggio 2017, l’Ufficio centrale ha deciso all’unanimità di rinviare ogni deliberazione all’esito dell’iter parlamentare di conversione del citato decreto legge”.
La Cassazione ha fatto la cosa giusta: il Parlamento deve trasformare il decreto in una legge che risponda al 100% alle richieste referendarie. Altrimenti ci saranno ugualmente i referendum. Per questo la mobilitazione sta andando avanti. Anche perché, ad esempio, una parte della maggioranza che sostiene il governo Gentiloni - Alternativa popolare - vorrebbe mantenere i voucher. E le parole di Maurizio Lupi sull’argomento sono chiare: “Quello della flessibilità del lavoro occasionale è un punto sul quale non accetteremo ritorni al passato che rimandino nel nero i tanti giovani, precari e disoccupati che grazie ai voucher in questi anni hanno potuto lavorare”. Senza vergogna.


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