"La mia pensione" secondo Boeri - di Trilli

Reds n 06_2015 Hits: 1096

Quando alla vigilia di Natale rimbalzò il nome di Tito Boeri quale futuro Presidente dell’INPS, sembra che Tiziano Treu, Commissario dell’Ente da meno di 3 mesi sia caduto giù dal pero. La domanda sorse spontanea: perché? Ai più attenti certo non era sfuggito il tema ricorrente in tutti i suoi interventi: l’ingiustizia sociale del sistema pensionistico italiano. No, non era la denuncia degli importi delle pensioni italiane, ancora più bassi per le donne. Il suo assillo è che i giovani lavorano per pagare le pensioni agli “anziani”, dimenticando ciò che aveva imparato da giovane militante della sinistra, che cioè il sistema col calcolo retributivo si basava su un principio di solidarietà tra generazioni. Ma il sistema di calcolo retributivo è già superato (vedi schema pubblicato in questa pagina).
Quindi dal 01/01/2012 viene applicato a tutti il sistema di calcolo contributivo. Ormai anche i sassi denunciano la pesantezza della riforma Fornero, ma ogni ipotesi, anche solo di modifica, sembra costare troppo allo Stato. L’insediamento di Boeri non è stato senza difficoltà perché il suo curriculum non rispondeva ai requisiti previsti dal DLgs 479/1994, ma una volta nominato ha subito imposto come Direttore Generale dell’INPS Massimo Cioffi, bocconiano, mai stato dipendente dell’INPS, mai occupatosi di welfare. Questa volta è la L. 88/89 che stabilisce i criteri per la nomina del Direttore Generale, a essere ignorata. Bocciata la richiesta di alloggio per Cioffi a spese dell’Ente, la Corte dei Conti vuole vedere chiaro sull’incarico ben retribuito di portavoce, che Boeri affida a Isabella Rota Baldini, bocconiana, collaboratrice di “lavoce.info”. Questo intervento della Corte mette in standby la nomina di Pietro Garibaldi, cofondatore di “lavoce.info”, a responsabile scientifico del progetto “VisitInps Scholars”, con cui l’INPS metterà a disposizione le sue banche dati per chi voglia lavorare a progetti di studio su previdenza, lavoro e politiche di welfare, con finanziamenti anche privati. E’ chiaro che l’esigenza di Boeri è quella di circondarsi di persone di fiducia. Nei suoi comunicati nulla è lasciato al caso. Sul sito www.inps.it balza all’occhio il servizio “LA MIA PENSIONE-Progettiamo il futuro”: dotatisi di PIN (si presuppone che proprio tutti abbiano un computer), si può simulare quella che sarà presumibilmente la pensione al termine dell’attività lavorativa, secondo le regole attuali. Cosa c’è di nuovo? C’è che i primi a potere usufruire del servizio sono i lavoratori con meno di 40 anni di età; dal 1° giugno quelli con meno di 50 anni; dal 1° luglio quelli con più di 50 anni. L’intento è chiaro: sponsorizzare la previdenza privata. Non è quindi un caso che in occasione del Festival dell’economia di Trento alla fine di maggio, si comunicava l’apertura delle sedi INPS locali per una sorta di “open day della previdenza”: si garantiva l’informazione gratuita sul proprio futuro pensionistico congiuntamente a “Pensplan Centrum S.p.A.”, progetto “per la promozione e lo sviluppo della previdenza complementare”. Non a caso mette sul sito il sistema di calcolo delle pensioni dei dirigenti, poi quello dei dipendenti delle FFSS, cioè quelle che vengono presentate come “privilegiate”. Il filo logico continua. Le pensioni ricche vanno calcolate con il sistema contributivo per ridurre l’ingiustizia generazionale. Secondo Boeri le pensioni ricche sono quelle a partire da € 2000 (lorde) al mese. Ma non basta. Vanno ricalcolare tutte le pensioni in essere e sullo scarto tra i due calcoli va applicata una trattenuta. Perché “chi ha avuto di più in passato oggi dovrebbe essere chiamato a dare un contributo maggiore”. Entro la fine di giugno Boeri, già ispiratore del Job’s Act, si è impegnato (quasi fosse il Ministro del lavoro) a consegnare una proposta di riforma delle pensioni. E le premesse non promettono niente di buono.

 

Situazione lavoratore/lavoratrice  Sistema applicato 

Chi, al 31 dicembre 1995, aveva già maturato almeno 18 anni di contributi 
Retributivo fino al 31 dicembre 2011, poi contributivo 

Chi, al 31 dicembre 1995, già lavorava, ma non aveva ancora maturato 18 anni di contributi
Retributivo fino al 31 dicembre 1995, poi contributivo

Chi ha iniziato a lavorare dopo il 31 dicembre 1995
Contributivo
   
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