Primo maggio a Mantova: un giorno di lotta - di Matteo Gaddi

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Sciopero riuscitissimo al negozio di Mantova della Oviesse di piazza Cavallotti, in pieno centro cittadino, nel giorno del 1° maggio. L’adesione dei dipendenti è stata del 100% con la partecipazione anche della persona che lavora con contratto a tempo determinato, quindi maggiormente ricattabile, ma non per questo disposta a rinunciare ai propri diritti di lavoratrice. “Di fronte a questo gesto dell’azienda non si poteva ancora una volta chinare la testa”, dicono le commesse che nella mattinata del giorno della festa dei lavoratori hanno presidiato l’ingresso per spiegare alla città e ai potenziali clienti le ragioni della protesta. Ragioni che sembrano aver conquistato le simpatie dei mantovani visto che, una volta ricevuto il volantino, la maggior parte delle persone che stavano per entrare nel negozio ha preferito restarne fuori per solidarizzare con le lavoratrici in lotta.
La decisione di scioperare è stata presa nel corso dell’assemblea convocata dalla Filcams-Cgil per discutere del recente rinnovo del contratto integrativo e per affrontare il problema delle aperture selvagge di negozi e centri commerciali, anche nelle festività religiose e civili, consentite dalla liberalizzazione introdotta dal decreto del Governo Monti che, ignorando le vere cause del calo dei consumi (disoccupazione, cassintegrazione ecc.), ha pensato bene che per risollevare le sorti del commercio fosse sufficiente dilatare a dismisura orari e giorni di apertura.
“Lo sciopero è pienamente riuscito - spiega Daniele Soffiati, segretario provinciale della Filcams-Cgil – e l’azienda per tenere aperto il punto vendita ha dovuto “precettare” delle figure dirigenziali con chissà quali costi”. Sarebbe interessante, infatti, verificare il bilancio tra costi di apertura e incassi del negozio visto che, complice anche la giornata di sole, la gente ha preferito altre mete allo shopping. La sensazione è che i dati economici, in questo caso, all’azienda interessino meno rispetto ad un obiettivo tutto politico: stabilire chi comanda e piegare le lavoratrici ai desiderata dell’impresa.
Che in ballo ci sia un modello di relazioni sindacali è confermato dal fatto che le due assemblee (una per turno) organizzate dalla Filcams con i lavoratori del punto vendita di piazza Cavallotti sono state impedite dal capo zona di Oviesse suscitando anche l’intervento della Filcams regionale presso la direzione nazionale dell’azienda per informarla di quello che stava succedendo a Mantova. “Alla fine si è tenuta una sola assemblea - spiega Daniele Soffiati - al di fuori dell’orario di lavoro dalle 14.30 alle 15.30 e al di fuori del luogo di lavoro”.
Ma la protesta della Filcams di Mantova non si limita al solo primo maggio, ma contesta tutta l’impalcatura del decreto “Salva Italia”. Nel volantino distribuito si traccia un bilancio di sedici mesi di liberalizzazioni: questa non hanno certo creato occupazione aggiuntiva nel settore, né ulteriore ricchezza o recupero di produttività. “Le liberalizzazioni - prosegue il volantino - hanno espanso il tempo ed invaso ogni spazio peggiorando le condizioni di vita, sempre più condizionata dalla spirale del “sempre aperto”, con nuove e continue riorganizzazioni dei turni di lavoro (…) per garantire l’apertura e il servizio 365 giorni l’anno”.
Nello stesso giorno dello sciopero Oviesse, dall’altra parte della strada si è tenuto un presidio, organizzato dalla Fit-Cisl, con i lavoratori della Primafrost e di altre cooperative, queste ultime impiegate presso il supermercato Carrefour del centro di Mantova. Anche il Carrefour, infatti, ha mantenuto l’apertura il giorno del primo maggio, ma le ragioni dei lavoratori delle cooperative erano più ampie.
“I lavoratori delle cooperative impegnate nei servizi di logistica presso il Carrefour - spiega Emmanuele Monti della Fit-Cisl - sono sottopagati in quanto, pur essendo inquadrati con mansioni al quinto livello percepiscono gli stipendi di un sesto; sono costretti a lavorare in cattive condizioni e continuano a subire il trasferimento da una cooperativa all’altra. Perché?”. Già, perché negli ultimi quattro anni al Carrefour si sono succedute ben tre cooperative diverse ed una società che, tuttavia, hanno sempre impiegato gli stessi lavoratori e svolto le stesse funzioni? “Se cercano di sfuggire ad obblighi contributivi lo verificheremo presso l’Inps - spiega Monti - dal nostro punto di vista questa pratica si configura come ‘intermediazione di manodopera’ in quanto i lavoratori di queste cooperative sono soggetti alla direttive del personale di Carrefour che, in questo modo, esternalizza servizi e lavoratori”. Alla manifestazione ha fatto seguito la lettera della cooperativa di contestazione ai lavoratori, con l’accusa di aver leso l’immagine pubblica dell’azienda: anche in questo modo si vuole impedire che si faccia attività sindacale.

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